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Fase 2, Di Maria e le Comunità Montane: fondamentale il nuovo “territorialismo”

Scritto da il 22 aprile 2020 alle 11:23 e archiviato sotto la voce Ambiente, Attualità, Foto, Territorio, Testata. Qualsiasi risposta puo´ essere seguita tramite RSS 2.0. Puoi rispondere o tracciare questa voce

Fase 2, Di Maria e le Comunità Montane: fondamentale il nuovo “territorialismo”

Il Presidente della Provincia di Benevento, Antonio Di Maria, in merito alla “Fase 2” post emergenziale da Coronavirus, ha fatto proprio il Rapporto inviato al Presidente del Consiglio, Conte, ed al Presidente della “Task force”, Colao, dall’Unione Nazionale delle Comunità Montane, di cui lo stesso Di Maria è Vice Presidente.

Fondamentale nella strategia individuata dall’Uncem per la ripresa e la rinascita del Paese, è secondo Di Maria, la intuizione del cosiddetto nuovo “territorialismo”, consistente in iniziative e strumenti d’intervento finalizzati alla coesione ed ai legami tra aree montane e urbane. Il recupero del protagonismo degli ambiti locali si deve fondare su nuovi rapporti tra le aree interne e rurali con i sistemi europei e internazionali. Si legge infatti nel Documento: “Le comunità sono la forza dei territori. Nei piccoli Comuni, nei borghi italiani, non c’è spaesamento e non siamo ‘numeri’. Recuperiamo un nuovo senso del territorio e delle persone che insieme condividono storia, cultura, tradizioni, luoghi, piazze, centri storici”. In questo contesto, occorre dunque procedere al rinnovato riconoscimento del ruolo degli Enti locali per gli investimenti e l’organizzazione dei servizi pubblici. Vengono richiesti stanziamenti straordinari, al di fuori del Patto di Stabilità, che per anni ha bloccato gli investimenti per Opere pubbliche: oggi occorre invece finanziare non solo le grandi opere, ma tante opere di piccola e media dimensione sui territori per le piccole e medie imprese locali e per le comunità. Si deve partire dall’edilizia scolastica; ma altri interventi sono necessari per la infrastrutturazione immateriale, e cioè per la banda ultralarga, le reti 5G e wi.fi, oggi pesantemente carenti nella gran parte delle aree collinari e montane.  In questa visione di rinascita dei territori, si colloca opportunamente, secondo Di Maria, la raccomandazione per il rilancio del turismo e dell’agricoltura, fonti di reddito nei territori montani e periferici. Come si sottolinea nel Documento Uncem: “La montagna italiana, ovvero il 50% dell’Italia, è il cuore della green economy e dell’economia circolare. La montagna custodisce i grandi bacini di risorse, acqua e foreste in primis. Sblocchiamo insieme risorse per rivitalizzare il settore delle rinnovabili, coinvolgiamo le comunità territoriali, gli Enti locali, evitiamo che siano spettatori di grandi investimenti che non lasciano benefici alle aree interessate”. Di grande valore politico-culturale è secondo Di Maria la dichiarazione contenuta nel documento a Conte e Calao, secondo la quale, “siamo per un’Europa vera dei popoli, dei territori uniti, forte e dove solidarietà e sussidiarietà sono al centro. Il Manifesto di Ventotene ci guidi. Occorrono nel Paese strategie integrate per i territori, nel quadro delle risposte alla crisi climatica”. Per questo occorre un rilancio forte della “Strategia nazionale per le aree interne” nella nuova Programmazione comunitaria 21-27; nonché la “Piattaforma Montagna” elaborata da Uncem a fine gennaio 2020 a partire dalle importanti mozioni varate dalla Camera dei Deputati. È imprescindibile inserire investimenti e opportunità nel quadro della lotta ai cambiamenti climatici, nell’Agenda 2030 con gli obiettivi per lo Sviluppo sostenibile, anche alla luce del “Manifesto per un’economia a misura d’uomo contro la crisi climatica”, varato ad Assisi a febbraio da Fondazione Symbola.

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