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direttore Antonio De Cristofaro

Cives: Il futuro che ci impegniamo a costruire – Idee oltre l’emergenza

Scritto da il 6 aprile 2020 alle 17:53 e archiviato sotto la voce Attualità, Foto, Lavoro. Qualsiasi risposta puo´ essere seguita tramite RSS 2.0. Puoi rispondere o tracciare questa voce

Cives: Il futuro che ci impegniamo a costruire – Idee oltre l’emergenza

CIVES – Laboratorio di formazione al bene comune ha promosso in questi giorni tra i propri amici un confronto “digitale” e di scrittura partecipata con l’intento di formulare alcune considerazioni sulla condizione che stiamo vivendo nel nostro territorio cercando di offrire “idee oltre l’emergenza”. Si tratta non di uno sguardo da osservatori ma da cittadini attivi che, insieme a tanti altri, in particolare ai molti soggetti del Terzo settore sannita, vogliono dare il loro contributo per “il futuro che ci impegniamo a costruire”. Da questo scambio ne è scaturito il seguente documento.

Il tempo sempre più lungo dell’emergenza Coronavirus ci sta imponendo un cambiamento di sguardo sulla nostra realtà che investe il presente per come lo abbiamo determinato e soprattutto il futuro che insieme agli altri intendiamo costruire, sempre nella prospettiva del bene comune.

Noi come appartenenti al Laboratorio Cives, che fondiamo la nostra presenza e azione sull’amicizia sociale nello spirito di quanto indicato da Papa Francesco, attraverso un ampio confronto “digitale” e di scrittura partecipata, abbiamo inteso formulare alcune considerazioni su varie questioni capaci di connettere più aspetti che riteniamo importanti per la tenuta sociale dei nostri territori, del nostro amato Sannio.

Il tema della ricostruzione delle comunità passa infatti, inesorabilmente, attraverso fondamenta solide da piantare oggi, nel mare in tempesta: tutti, come persone impegnate in ambito sociale, in questo contesto, dobbiamo essere in grado non solo di alimentare nuove relazioni, ma di essere animatori di speranza affinché si possa uscire da questa fase complicata in maniera nuova. Tale rinascita la immaginiamo come esito di un impegno di persone libere e forti, attraverso il quale ognuno si senta responsabile verso l’altro.

Un ringraziamento al personale della sanità e ai cittadini

Proprio l’emergenza sanitaria da un lato ha fatto rifulgere le forti motivazioni etiche e professionali del personale sanitario a tutti i livelli che sta affrontando l’emergenza con grave rischio personale e familiare, dall’altro una indubbia fragilità del sistema ospedaliero che va certamente rinforzato e ripensato dopo anni di ridimensionamento magari con una più intensa centralizzazione e coordinamento.

Sentiamo anche di manifestare il sincero ringraziamento ad ogni singola persona del nostro territorio per il profondo senso civico che sta dimostrando.

Pensiamo ai professionisti, alle PMI, agli artigiani, alle tante aziende agricole, ai coltivatori, agli allevatori del nostro territorio: sono i soggetti produttivi che in questo momento necessitano di un maggiore sostegno affinché possano ricominciare le proprie attività una volta che, si spera presto, termini l’emergenza Covid-19. Da essi dipende la complessa ripresa economica delle nostre terre.

Uno sguardo agli ultimi

Ma è opportuno che il nostro sguardo di animatori del sociale sia posto in maniera attenta soprattutto nei confronti di chi, già a rischio emarginazione in tempi ordinari, vive oggi un pericolo concretissimo di venire estromesso da ogni forma di tutela e di garanzia sociale. In questo senso, oltre alle misure di sostegno alimentare approntate dal Governo, è bene riflettere su forme innovative di inserimento di tali soggetti nel mondo del lavoro.

Un’opportunità potrebbe essere quella di valorizzare le competenze e abilità di tali soggetti attraverso progetti, proposti dai Comuni o comunque dalle istituzioni di prossimità, di piccola manutenzione urbana che consentano così di accrescere la bellezza e la vivibilità delle nostre comunità ma soprattutto provino a dare a coloro che vi prendono parte un obiettivo lavorativo, facendo in modo di restituire dignità alle persone. In questo senso il ricorso alla forma cooperativa potrebbe essere molto utile, immaginando che l’istituzione Regione possa mettere a disposizione delle risorse finanziarie significative per avviare questi “cantieri di lavoro dignitoso”. Tenendo a mente, però, che i tempi della burocrazia non sono i tempi della vita. La prontezza nella risposta non è solo indice di efficienza dell’azione pubblica ma segno di umanità.

Il contributo del Terzo Settore

Pensiamo al ruolo che il Terzo Settore, in cui noi ci riconosciamo, sta svolgendo in questa fase e soprattutto a quello che dovrà sviluppare nel post emergenza. Chiediamo, impegnandoci per la nostra parte, che sia valorizzata la ricchezza del volontariato, delle associazioni, delle cooperative sociali e di tutti i soggetti che a vario titolo costituiscono vere e proprie antenne sociali che conoscono bene il territorio e le persone che lo abitano. Proponiamo di individuare modalità che consentano a questi soggetti di non essere solo meri esecutori, ma protagonisti anche della fase di programmazione delle iniziative da intraprendere, così che le stesse possano essere anche più vicine alle esigenze di chi necessita assistenza e sostegno. In termini pratici, chiediamo che questo venga attuato per tutti i livelli istituzionali, dai comuni fino al livello nazionale. Molti volontari anziani, inoltre, oggi sono impediti ad una piena partecipazione e quindi, mentre va incrementata la vicinanza e la mutua assistenza, va richiesto un maggiore investimento nel servizio civile, consentendo ad una ampia leva di giovani di dare il proprio contributo.

Anche nel Sannio si avverte un’emergenza finanziaria per questo mondo che si trova bloccato nelle proprie attività ordinarie. Serve l’anticipo immediato delle risorse del cinque per mille in particolare per i soggetti sociali più piccoli e spesso incolpevolmente inadempienti rispetto a una serie infinita di impicci burocratici.

La lotta alla criminalità

All’interno di questa grande emergenza sanitaria va segnalato che si fanno strada altre emergenze sociali. Una è molto insidiosa. La criminalità organizzata, approfittando delle difficoltà di tante persone che non hanno risorse per affrontare le esigenze quotidiane, sta immettendo denaro in tante realtà per metterlo a disposizione dei poveri, allestendo una sorta di welfare criminale, che legherà in una trappola mortale quanti oggi sono costretti ad accedere a questi pseudo aiuti. Ecco perché è necessario aumentare sin da subito la dotazione del fondo antiusura e antiracket per contrastare il dilagare di questo cancro.

I nuovi modelli di consumo

Riteniamo che questa durissima esperienza ci insegni la necessità di agire come cittadini attivi anche in ulteriori direzioni per salvaguardare la vita dei nostri territori. Dobbiamo predisporre modalità più ampie, di quelle finora attuate, di rapporto tra consumatori e produttori locali, al fine di incrementare gli acquisti di prodotti delle nostre realtà. A partire dai condomini dobbiamo aiutare a far nascere e diffondere gruppi di acquisto solidali che privilegino le nostre filiere produttive sannite e campane.

Un fenomeno che va evidenziato, perché penalizza in particolare i più poveri ma in generale la grande maggioranza delle famiglie, è in queste settimane l’aumento ingiustificato dei prezzi, a partire dai generi alimentari. Come spesso accade c’è poi il rischio che questi aumenti vadano oltre l’emergenza e si stabilizzino nel tempo, andando a incidere in maniera profonda sulle condizioni di vita delle persone. È compito delle istituzioni preposte di sorvegliare su questi comportamenti non giustificati e anche responsabilità di noi cittadini di esercitare un controllo sociale, segnalando eventualmente gli aumenti ingiusti. Da valorizzare anche per il dopo è l’esperienza che stiamo facendo di fare gli acquisti dei beni necessari dai rivenditori più prossimi alle nostre abitazioni, i cosiddetti negozi di vicinato.

Una città per le persone

Il grande bisogno di scelte compatibili con l’ambiente, che in forma paradossale questa emergenza sta evidenziando, ci dovrà portare a immaginare una città vissuta diversamente. Dovremo riorganizzare per esempio la nostra città alla luce dell’interessante proposta del sindaco di Parigi che ha lanciato il progetto di città del “quarto d’ora” e cioè  grazie ad esso ogni cittadino deve poter accedere a tutti i servizi necessari a un quarto d’ora a piedi o in bicicletta dalla propria abitazione ma, aggiungiamo, soprattutto per le incombenze burocratiche e gli adempimenti, da poter sbrigare in un quarto d’ora, considerata la dimensione relativamente piccola della nostra cerchia urbana.

Abbiamo bisogno nella nostra città di rimodernare il contesto urbano non solo nel rapporto con i fiumi ma anche e soprattutto nel ricucire le parti che la compongono attraverso la rigenerazione urbana, per limitare il consumo di territorio salvaguardando il paesaggio e l’ambiente. Si rendono, quindi, necessarie azioni di forte iniziativa pubblica, che nascano però dal basso, rendendo partecipi i cittadini nelle scelte che dovranno essere compiute. A questi interventi di tipo strutturale dovranno essere affiancati interventi di tipo culturale, sociale, economico e ambientale, finalizzati al miglioramento della qualità della vita.

L’innovazione sociale per il territorio

Ultima riflessione è quella legata al tema dell’innovazione che, mai come in questo periodo, si è rivelata un nostro potente alleato: il mondo che sarà deve approfondire, e Cives ha già avuto modo di ospitare contributi sul tema, nuove e ancora più avanzate tecnologie che consentano non solo di agevolare ulteriormente lo smart working, l’istruzione da remoto, nuove opportunità lavorative, ma anche iniziative sociali da sperimentare in forme innovative e originali. Al loro corretto impiego possono essere legate anche le sorti di rinascita delle zone meno sviluppate, in particolare quelle interne e del Sud, in un tentativo di improcrastinabile ammodernamento capace di abbattere distanze e disparità sociali ed economiche. Le scuole si stanno attrezzando per rendere tutti gli studenti partecipi della didattica a distanza conferendo su richiesta delle famiglie meno abbienti un computer in comodato d’uso gratuito, con tutti i problemi di attuazione di questa iniziativa ministeriale.  Ma la questione è più complessa e riguarda anche le difficoltà di connessione alla rete internet, in particolare in molti dei nostri paesi e territori. Per il futuro delle attività imprenditoriali, dello smart working e dello smart studying, dovremo immaginare importanti investimenti per la banda larga e la capacità delle istituzioni pubbliche di fornire, per alcune situazioni, servizi gratuiti di connessione alla rete.

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