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direttore Antonio De Cristofaro

Festa della Polizia, il questore Bellassai: “Si vince e si perde assieme”

Scritto da il 10 aprile 2018 alle 18:41 e archiviato sotto la voce Attualità, Sociale. Qualsiasi risposta puo´ essere seguita tramite RSS 2.0. Puoi rispondere o tracciare questa voce

Celebrato stamani in piazza San Modesto a Benevento il 166° anniversario della fondazione della Polizia di Stato.

Ecco il discorso integrale del Questore di Benevento, Giuseppe Bellassai.

 

Avevamo pensato a ben altro luogo per festeggiare il 166° Anniversario della Polizia di Stato.

Quando si festeggia, si è indotti ad esaltare il momento scegliendo tutto quanto possa valorizzarlo. A Benevento, ricca di monumenti antichi, si è, quasi naturalmente, spinti a chiedere aiuto ai simboli architettonici, di bellezza unanimamente riconosciuta, quando si vuole che un pubblico momento di  Festa abbia successo.

L’anno scorso era stato l’Arco di Traiano a fare da sfondo al nostro giorno più importante, quello celebrativo della nostra gloriosa storia.

Quest’anno la mente era corsa al Teatro Romano, insieme al primo, simbolo imperituro della città e della sua grandezza.

Il Teatro Romano, oggi, come l’Arco di Traiano ieri, non sarebbe stato solo una legittima scelta estetica ma avrebbe rappresentato il richiamo ad una interessante riflessione su quello che questa città è stato ed ha rappresentato, utile, quella riflessione, anche a noi poliziotti per meglio comprendere il moderno contesto nel quale ci muoviamo .

Ci siamo chiesti, però, mentre ormai il cammino verso il Triggio era stato intrapreso, se l’ESSERCI SEMPRE, il motto che, anche quest’anno, intende sintetizzare le strategie attraverso le quali si muove la nostra organizzazione ed individuare gli elementi distintivi del rapporto da instaurare con la collettività, potesse trovare una sua miglior forma di rappresentazione in un altro luogo.

La bellezza esteriore, vissuta in ogni sua forma, ci piace!

Ma ci interessa, di più, la bellezza dei messaggi!

Era un fine settimana dell’ultimo scorcio del mese di gennaio. Mi trovavo all’interno di un cinema di Ragusa, la provincia dove sono nato e vissuto, accanto a mio figlio quattordicenne che, con la suadente capacità che solo i figli sanno avere, mi aveva convinto, direi meglio, costretto in quel posto a vedere, con non nascosta ritrosia, un film con Antonio Albanese e Paola Cortellesi.  “Come un gatto in tangenziale”.

Leggo il titolo e so di rischiare la banalità!! Me ne faccio carico. Vi chiedo, però,  comprensione ed un po’ di pazienza prima di giungere a delle conclusioni.

Il film dicevo!!

Una simpatica e leggera storia di ordinaria normalità che – tra situazioni esilaranti, momenti di giocosa ilarità, una comicità che sgorga naturale dai due bravissimi protagonisti- descrive la periferia romana e, con essa, affronta il tema, così serio ed attuale di tutte le periferie.

E mentre ridevo, rivalutando la scelta di Bruno, mi accorgevo che quelle immagini mi stavano facendo riflettere. Pensavo a quanto superficialmente, ahimè, conoscessi quel mondo, a quanto poco fossi informato della vita di quei quartieri al punto da…esserne estraneo.

Palazzi brulicanti di vita i cui balconi sembravano finestre affacciate su mondi tanto diversi tra loro, tanto eterogenei. Diverse lingue, differenti modi di approcciare la vita, cibi diversi, molteplici i colori ed i profumi.

Moltitudini di mondi chiassosi ed affollati costretti a convivere e condividere.

E gli edifici, blocchi di cemento squadrati, monumenti anche quelli,                                                                                                                                                                                                                    ma tristi, immersi nel deserto assoluto di infrastrutture che, anche solo,  richiamassero al benessere poco distante, quello dei quartieri altri, delle zone buone e ben frequentate.

Per un attimo, ho ripercorso le immagini, ancora vivide nella mia memoria, delle periferie conosciute per lavoro. Ho pensato allo Zen di Palermo, teatro di una illegalità diffusa che mette insieme degrado urbano e sottocultura. Ho respirato l’aria pesante di certe stanze nelle quali, tanto spesso, ho fatto accesso, alle prime luci dell’alba,  lì a Ragusa, muovendomi, insieme ai miei amici/compagni di quel viaggio lontano, tra povertà materiale e di valori.

Poi, il momento successivo, incredibilmente, mi sono trovato proiettato al tempo dolce e spensierato della mia infanzia; a pensare all’ odore del sugo cotto dalla vicina di casa che ogni domenica si mischiava ai profumi dei cibi che, con maestria antica, mia mamma (come tutte le mamme) preparava per il pranzo che avrebbe visto riunita la famiglia.

Fragranze acri insieme a dolci profumi mi arrivavano dallo schermo di quel cinema. Sensazioni negative e positive emozioni.

Con gli occhi ancora pieni di quelle immagini, ho riflettuto, nei giorni successivi, a quanto tutto quello che avevamo immaginato, per la nostra Festa, potesse avere il sapore delle cose scontate.

Era qui, al quartiere Libertà, che bisognava venire. In questa periferia, che, per sua fortuna, non vive le complessità di quella che avevo visto descritto; non certo avvilita come quella ma, pur sempre, una periferia ferita che reclama attenzioni e risposte.

In questa periferia alla quale gran parte di noi guarda da lontano, persino con sospetto. Quasi non volessimo ammettere che ci appartiene e che le sue asperità sono il risultato del nostro mondo, dello stile di vita che ci siamo dati.

In questo Rione che molti poco conoscono.

In luoghi come questo, per i quali sembra si nutrano sentimenti contrastanti che fanno pensare al rapporto con dei figli illegittimi verso cui ……………si prova l’amore che è del legame di sangue ma dei quali, al contempo, quasi, ci si vuole dimenticare.

Le Periferie!!

Diventate, nell’accezione comune, sinonimo di decadenza e criminalità – e noi sappiamo bene quanto errata e miope sia una tale valutazione! – di cui le consideriamo responsabili.

Spesso, enclavi delle quali il mondo di fuori poco ha voglia di conoscere. E delle quali, al contrario, deve avere il coraggio di interessarsi più di quanto non faccia.

Per questo, noi della Polizia di Stato di Benevento siamo qui, oggi!

Per dire che il Rione Libertà è di tutti; ma anche che non è e non diverrà mai la roccaforte di nessuno che voglia strumentalizzarne le difficoltà.

Per sottolineare che abbiamo a cuore questo quartiere ed intendiamo operare per la sua sicurezza, alacremente, senza risparmiarci. Collaborando con chiunque già se ne occupa concretamente ed ancora di più intenda occuparsene per includerlo, non relegandolo agli asfittici confini di una realtà senza prospettiva.

 

Non c’era luogo migliore per esprimere il significato del nostro generale “ESSERCI SEMPRE”, per celebrare il nostro stare in mezzo alla gente, il venire incontro alle sue esigenze e guardare ai suoi bisogni.

Non ha, forse, la bellezza immortale del Teatro Romano questa Piazza che è al centro della Spina verde, snodo geografico e sociale della vita del Rione. Ma è, certo, ricca di significati che la rendono meravigliosa ai nostri occhi. Oggi, ancora di più!! Oggi che il suo Auditorium, simbolo di una annunciata rinascita, è fatto oggetto di ripetuti attacchi; degli scellerati tentativi, di vandali senza scrupoli, di mortificare definitivamente la speranza di chi abita il quartiere; di mettere in ginocchio, per sempre, i sogni di chi lo ama. Costoro, questi malviventi,  vorremmo guardare negli occhi, da uomini, per capire se sia solo l’ignoranza e la rozzezza ad indirizzarne le azioni o, piuttosto, subdole e sottili strategie.

 

           Abbiamo scelto il Rione Libertà!

Perché, “Esserci Sempre” è per tutti!

Ma di più per quanti hanno bisogno e sono in difficoltà.

E, per loro, il nostro “esserci sempre” si arricchisce di umana solidarietà.

 

 

A ben riflettere questo luogo spiega, in modo convincente, il senso del percorso intrapreso e seguito; e ci permette, infine, di descrivere i risultati che abbiamo tentato di ottenere; di spiegare ciò che più ci interessa: l’anima delle cose che abbiamo realizzato,  quel sentimento che ha accompagnato ed informato di sè ogni iniziativa intrapresa; il soffio, il vento del trasporto emotivo  che ha caratterizzato questo tratto di strada, lungo un anno, che abbiamo percorso con voi.

Ci interessa poco, oggi, sciorinare numeri: quanti arresti, quante denunce, quante persone identificate, quanti controlli fatti e perquisizioni e passaporti e licenze. Per carità, importanti quelli!! Capaci di definire l’efficacia di un’azione e, con essa, l’efficienza di un’organizzazione.

Ma non sono i numeri a misurare, lo sappiamo bene, la stima di chi ci osserva, il consenso della comunità per la quale operiamo.

Abbiamo la presunzione di aver fatto ben altro, oltre ai soliti tangibili risultati che i numeri raccontano.

Azzerare le distanze, uscire dal palazzo, farci conoscere, proporci come organizzazione credibile ma, ancor più, dialogante, capace di ascoltare, e  di gestire una così delicata materia, la sicurezza della comunità, con equilibrio, senza mai cadere nell’eccesso.

Ecco i nostri obiettivi, quelli più reconditi, non detti e celati dietro l’ alacre  espletamento delle attività istituzionali, di quei lusinghieri numeri che lascio alle statistiche ed alle vostre valutazioni.

 

Ci sentiamo una Polizia che ha intelligenze, professionalità per ritenersi, a pieno titolo, un attore sociale che, nel rispetto dei ruoli e senza mai sconfinare, deve contribuire a diffondere tra le giovani generazioni la cultura della legalità, proponendo modelli virtuosi, facendosi percepire partecipe, piuttosto che distaccata: non mera esecutrice della norma, ma capace di farne comprendere l’intima ineluttabilità in una società che voglia vivere pacificamente.

Perseguendo questa logica, siamo qui!

Per meglio spiegare chi siamo e fare sentire il calore della nostra presenza.

Per lanciare un messaggio d’amore e vicinanza alle tante persone oneste e laboriose che popolano queste vie.

Per dire a quanti, qui e in altre parti del Sannio, subiscono la violenza della forza ed abbiano sete di rispetto, che vogliamo che si sentano meno soli.

Questo palcoscenico, nella sua essenzialità, ci è sembrato invero quello più credibile, dal quale rivolgerci a quanti hanno timore e sono nell’incertezza della scelta: per invitarli a liberarsi dalla cappa opprimente di una paura legittima che li condiziona e li condurrà, però, dentro il tunnel buio della cattività e della schiavitù economica e con essa della libertà personale; per ribadire, con convinzione, che è tempo di mettere la testa fuori dalla sabbia, fare la propria parte ed opporsi a quanti usano sopraffazione ed intimidazione come arma di ricatto, espressione della violenza della sottocultura.

Siamo qui, anche, però, per sottolineare la tanta bella umanità che vive in questi posti.

In una società sempre più proiettata all’affermazione dell’individualità, in cui ognuno tende a chiudersi nel proprio mondo, sbarrando porte e finestre, ci piace pensare che proprio qui, nelle periferie difficili e complesse, talvolta ingiustamente vituperate e condannate, continui a sentirsi il buon aroma della solidarietà.

Oggi, legalità e solidarietà insieme a braccetto: perché siamo convinti che legalità è anche solidarietà e non deve prescindere da essa; entrambe facce della stessa medaglia, dell’ “ ESSERCI SEMPRE”.

Per chi avesse voglia di intendere male la presenza della Polizia di Stato in questa piazza, quindi, lo diciamo chiaro: la nostra non vuole essere una insensata prova di forza, un mostrare i muscoli!! Ce ne guardiamo bene. Il contrario!!

Un invito il nostro, piuttosto, ad accoglierci, a sentirci complici in un progetto comune che permetta di migliorare la vita del quartiere, proponendo ai suoi giovani un orizzonte più ampio.

Noi ci siamo e ci saremo sempre!!

E vogliamo che, per tutti i sanniti, il nostro esserci non sia solo sinonimo di presenza fisica ma di una partecipazione intima e, persino, emotiva alle cose, ai problemi ed alla loro risoluzione convinti, come siamo, che la condivisione sia un valore aggiunto dell’esserci.

Abbiamo sempre avuto chiaro, infatti, che l’esserci sempre non può prescindere dall’essere insieme.

Insieme !! Un avverbio che è, per noi, il miglior modo ed il più produttivo di vivere l’approccio alla nostra attività.

Crediamo fortemente nella necessità della collaborazione con quanti abbiano a cuore le nostre stesse finalità.

Crediamo nelle alleanze e nelle energie che da esse si sprigionano, più forti e vigorose della somma delle singole forze messe in campo.

Ho sentito quell’avverbio aleggiare nei discorsi dei relatori di un convegno di Confindustria Benevento, magistralmente organizzato dal suo Presidente, qualche tempo fa.

Ho sentito, in quell’occasione, invocarlo come presupposto di ogni successo di quella categoria. Mi chiedo: se il procedere insieme è avvertito come necessità dal privato, non deve esserlo a maggior ragione, da chi lavora nel pubblico?

Per questo, ci piacerebbe che quell’avverbio divenisse il manifesto programmatico di un dovere non scritto di tutta la P. A. e di quanti, a qualsiasi titolo, lavorano per lo Stato.

Se ci pensate, questo luogo, piazza San Modesto, grida forte la necessità di procedere concordemente ed all’unisono.

In nessun miglior contesto, appare chiaro, infatti, che la legalità non è affare delle Forze di Polizia e della Magistratura!!  E che essa richiede un’azione sinergica che non può prescindere dall’impegno di nessuno.

La legalità che ricerchiamo è un obiettivo ambizioso.

Nessuno, da solo, può presumere di acquisirlo.

C’è bisogno dell’apporto di tutti quanti credono veramente in ciò che fanno e non utilizzino le parole per nascondere la pochezza dei sentimenti e dell’impegno.

 

“Imparerai a tue spese che lungo il tuo cammino incontrerai ogni giorno milioni di maschere e pochissimi uomini”. E’ la frase tratta da “Uno, nessuno e centomila” che, con l’immagine di un Pirandello proiettato a scrutare serioso i misteriosi percorsi dell’anima e della mente, campeggia in un corridoio di quell’ aeroporto di Catania che è il mio primo contatto con la sicilianità che mi appartiene.

Noi, in quest’anno, abbiamo incrociato tante maschere. E le abbiamo rifuggite. Ma anche tanti volti. E li abbiamo avvicinati.

Poliziotti beneventani vorrei rivolgervi l’invito, per un attimo, a riflettere su quanta falsità ed ipocrisia incontriamo nel vivere quotidiano.

Ne siamo quasi assuefatti per quanto, quelle, siano diventate regolatrici dei rapporti tra gli uomini.

Quante parole che nascondono il vuoto.

Io stesso quante volte mi accuso di non far seguire i fatti alle parole!!

Per taluni, la menzogna è divenuta sistema. Un modo più facile per raggiungere i traguardi prefissi, per dar corpo alle aspirazioni personali.

Ma chi, come noi poliziotti, rappresenta lo stato, ha l’obbligo, piuttosto, di procedere secondo verità. Che è, in primo luogo, sincerità delle cose dette e degli intenti manifestati.

Verità è sentimento…è cuore: quello che si deve mettere nelle cose che si fanno.

Ecco: noi abbiamo proceduto e vogliamo procedere insieme a chi ha cuore.

A chi ancora si emoziona nel tentativo di risolvere i problemi degli altri. A chi ci crede.

A chi sappia coniugare professionalità ed emozione. Perché non c’è vera professionalità senza partecipazione emotiva. Così pensiamo!!

 

Insieme a costoro intendiamo sdoganare l’idea di una P.A. lontana, misteriosa e potente. Per sostituirla a quella di una P.A. servente. Con loro vogliamo tentare un’operazione educativa che si sarà realizzata, lo sappiamo, quando, nei pubblici incontri, alla parola onore:…quante volte ho sentito è un onore avere qui il Questore, si sarà sostituito l’altro termine: piacere. Dobbiamo procedere in questo senso, senza il timore, di vedere sminuito il nostro ruolo, la cui importanza dovrà continuare ad essere misurata dal rispetto che gli altri ci daranno, in funzione della stima umana e professionale che nutriranno per noi!

 

 

Il cuore, dicevo!! Il cui battito fa scorrere sangue e sentimenti; il cuore che è la spinta propulsiva di ogni attività e, ancor più, di quelle svolte nel nome del bene comune.

Esserci sempre! Insieme a chi ha cuore.

Ci siamo accompagnati, quest’anno a meravigliosi interlocutori istituzionali, umanamente e professionalmente attrezzati.

Insieme all’ A.G. abbiamo proseguito nel difficile percorso della lotta al crimine organizzato e comune. Il prezioso coordinamento della locale Procura della Repubblica con il Suo Procuratore Capo e della DDA napoletana ci ha aiutato a mantenere il territorio Sannita, malgrado qualche preoccupante episodio, ancora distante, nella buona sostanza, dalle gravi dinamiche delinquenziali che caratterizzano altri contesti.

Insieme al Signor Prefetto, e grazie alla sua illuminata supervisione, abbiamo affrontato i tanti spinosi momenti di criticità legati alla sicurezza complessiva della collettività, in perfetta sinergia con le altre Forze di Polizia senza il cui apporto poco avremmo potuto fare!  Immigrazione, grandi eventi di ordine pubblico, emergenze criminali. Nulla avremmo potuto gestire con serenità e successo se non fossimo stati compatti, saldamente, al di là del legittimo, talvolta, differente modo di vedere ed interpretare i problemi.

Nulla, senza il Sig. Prefetto! Nulla senza i nostri amici dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza.

… “Si vince e si perde assieme…”

E’ parte del contenuto di un messaggio che ricevetti, tempo orsono, dal Comandante Provinciale dell’Arma in risposta alle congratulazioni che gli avevo inviato per i risultati che i suoi uomini stavano egregiamente ottenendo in quei giorni.

Hai ragione Alessandro e so che ci credi, come io ci credo!! So, ho sempre saputo, che non si tratta solo di parole di circostanza. Lo verifico, ogni giorno, nella collaborazione concreta che tutti insieme, i miei poliziotti, i tuoi carabinieri, i finanzieri di Mario, i vigili del fuoco di Michele, forniscono, con serietà, a Benevento.

Insieme appunto!!

Perché è solo grazie alla splendida coesione tra le Forze dell’Ordine che traspare da quelle tue parole, amico mio,  e che da contezza di un sistema di sicurezza saldo, compatto e senza crepe, che possiamo sperare di dare risposte congruenti al bisogno di legalità e giustizia di questo territorio.

Ma abbiamo voluto al nostro fianco anche altri magnifici compagni di viaggio.

Insieme all’Ufficio Scolastico Provinciale di Benevento ed all’Unicef, la Polizia di Stato è stata tra studenti degli Istituti di ogni ordine e grado, a parlare di Bullismo con il Progetto “Contro il Bullismo…insieme”, alla sua 2° Edizione.

Con l’Arpac e l’ASL stiamo discutendo con quei giovani delle negative conseguenze dell’uso di droghe. E li abbiamo impegnati nel concorso “A Scuola con il Commissario Mascherpa” voluto dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza, in un’ottica di diffusione della legalità tra le giovani generazioni.

Crediamo di aver ben seminato!

Ce l’ha fatto pensare l’invito, rivoltoci dagli studenti del Liceo Scientifico Rummo, alla iniziativa “A scuola di Polizia”, che loro hanno pensato ed organizzato. Loro hanno chiamato noi, loro ci hanno coinvolto!! A dimostrazione di una sensibilità che non sospettavamo; e di una attenzione, al tema della legalità, che dà conto di una profondità di pensiero e di una maturità che troppo spesso non vogliamo riconoscere alle nuove generazioni. Diverse dalle nostre ma non meno interessate alle grandi questioni sociali.

Insieme all’ Università degli Studi del Sannio ed alla Regione Campania ci siamo occupati della violenza sulle donne in una complessa ma riuscita “due giorni” tematica che abbiamo chiamato, proprio, “ Uniamo le Forze”: un invito, un richiamo a compattare le energie per dare risposte concrete alla speranza della donna in un mondo più rispettoso della sua condizione.

Ed abbiamo coinvolto l’associazione Procedo nel progetto “Questo non è amore” che ci ha visti, con il Camper Rosa, toccare molte piazze di Benevento e di comuni del Sannio.

Caritas Diocesana e Croce Rossa Italiana sono stati nostri privilegiati interlocutori per fare che  la gestione del mondo degli immigrati potesse, con il dovuto equilibrio, guardare ai bisogni e ai diritti degli stranieri senza  comprimere quelli di una comunità mostratasi sempre  civile ed accogliente. Nella medesima ottica, abbiamo aperto la nostra casa ai mediatori culturali della Scuola “La Tecnica”, arricchendoli delle nostre professionalità ed arricchendoci della loro interessata curiosità.

Con i direttori della Casa Circondariale di Benevento  abbiamo pensato a come favorire il reinserimento sociale dei detenuti, facendoli lavorare presso le nostre strutture e partecipare alle nostre iniziative culturali.

In stretto accordo con i Sindaci e le Polizie Municipali dei Comuni del Sannio, abbiamo riproposto “Provincia Sicura” portando i nostri uomini e i nostri mezzi in ogni angolo della provincia.

Con la società di Calcio del Benevento, che ci ha regalato un anno indimenticabile, ed il Comune del Capoluogo abbiamo collaborato in stretta sinergia affinché la serie A potesse essere vissuta come una festa.

E poi, abbiamo voluto avvicinarci alle tante categorie professionali per conoscerle e capire, attraverso quelle, i problemi veri del territorio. Abbiamo partecipato ai loro convegni, mai banali e, sempre, ricchi di spunti di riflessione.

Ci siamo accostati a chi fa arte, declinata in ogni sua forma. Al Conservatorio “Nicola Sala”, fiore all’occhiello di questa città, ai giovani del Liceo Musicale “G. Guacci” e del Liceo Artistico “Virgilio”, alla Scuola di Danza di Carmen Castiello. Con tutti, abbiamo lavorato nella convinzione che arte è cultura, è bellezza ed è, in ultimo, legalità.

Ma abbiamo camminato anche insieme al mondo delle associazioni:

A Libera della quale condividiamo obiettivi, modalità e passione.

Alle  tante associazioni di protezione civile che sempre ci aiutano e collaborano.

E poi a quella parte del mondo dell’associazionismo che guarda ai diversamente abili.

Perché dobbiamo stare, sempre, dalla parte dei deboli, conoscerli, umanamente sorreggerli, difenderne i diritti.

L’incontro con “Insieme per” e “f A.B.A.”, con Giada e Marta e Francesco Pio, con i bimbi autistici, con quelli colpiti da sindrome di down ed ipovedenti, con quelli che hanno ogni altro tipo di difficoltà fisica e mentale, l’incontro con la loro meravigliosa gioia di vivere, è stata un’esplosione di umanità.

Abbiamo compreso, frequentandoli, che definirli “diversamente abili” non è un modo gentile di indicarli: piuttosto, la miglior maniera per descriverne le differenti capacità:

 

genuinità ed ingenuità, ad esempio, che noi tutti rischiamo di perdere lungo la strada!!

Loro, con le loro speciali ed innate qualità ci hanno fatto crescere,  riportandoci con i piedi in terra, dandoci l’opportunità di riflettere su cosa è veramente importante. Trasmettendoci serenità e facendoci sentire più uomini e… uomini migliori.

 

 

Dal camminare insieme non si prescinde!

Lo abbiamo fatto anche dentro la nostra organizzazione!

Con tutte le OO.SS., alla ricerca di maggiore dignità e sicurezza per i poliziotti.

 

Con le nostre famiglie che, amorevolmente, ci hanno tenuto per mano, condividendo sacrifici e difficoltà.

Con i nostri caduti, la cui memoria ci ha accompagnato ogni giorno dandoci forza e trasmettendoci determinazione.

 

Al mio Capo della Polizia dico, quindi, con orgoglio, che … si… ci siamo stati… sempre!  con l’intensità e la passione che Lui ci chiede e che ci trasmette ogni giorno.

 

Poliziotti beneventani siate orgogliosi di voi, di quello che avete fatto e di come lo avete fatto.

Ricordate sempre, che il nostro è un servizio: significa sacrifici e rinuncia; vuol dire tirare dritto per la propria strada senza cercare giustificazioni agli insuccessi e traendo da quelli vigore per interpretare al meglio il nostro ruolo.

E meditate, di tanto in tanto, sull’etimologia di quella parola: servizio.

La si dimentica troppo spesso, colpevolmente!

Il vostro, il nostro servire la gente indica non una disdicevole ed inaccettabile limitazione della libertà, ma, al contrario, di certo, una necessaria condizione di subalternità  e soggezione, accettata con solenne giuramento.

Quel servire incarna lo spirito della nostra professione e caratterizza l’alto valore morale delle attività che svolgiamo quotidianamente.

Per questo, senza alcun intento retorico, vi chiedo di continuare a crederci e di perseverare.

E mai…mai di concludere le vostre giornate senza porvi quella domanda che sempre, deve rincorrere chi, come noi, operi per gli altri, sia stato scelto dalla collettività ed a questa debba rispondere.

Abbiamo fatto abbastanza oggi?

Potevamo fare altro e meglio?

Viva la Polizia di Stato !!

Viva l’Italia !!

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