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direttore Antonio De Cristofaro

Accordo PdL-UdC, Viespoli: ‘Bassolinismo politico-elettorale’

Scritto da il 19 aprile 2009 alle 23:17 e archiviato sotto la voce Politica, Testata. Qualsiasi risposta puo´ essere seguita tramite RSS 2.0. Puoi rispondere o tracciare questa voce

«L’autoreferenzialità di Cosentino e Landolfi e di una piccola oligarchia romana, ha impedito e impedisce che nel centrodestra campano si apra una stagione di confronto partecipato, qualificato, “mobilitante” e “nobilitante”.
Sicchè il centrodestra campano anzicchè protagonista di processi culturali e politici nuovi, appare sempre più risucchiato in una stantia riedizione della “politica delle alleanze” in assenza di un disegno, di un’idea-forza, di una “visione” propria. E’ accaduto in occasione del frettoloso e ambiguo accordo con Mastella; è accaduto, ancor peggio, in occasione dell’accordo con l’Udc e De Mita». E’ quanto afferma, in una nota, il senatore Pasquale Viespoli, sottosegretario al Lavoro.
«L’intesa con De Mita – prosegue Viespoli, componente dell’Ufficio nazionale di presidenza del PdL – non può essere spiegata con l’allargamento dell’alleanza o con motivazioni territoriali ed elettoralistiche. Personalmente, da tempo ritengo che il dialogo con De Mita andasse attivato, per verificare l’eventualità di una convergenza in Irpinia. Non certo per una condizione di minorità politico- culturale, quanto per lo straordinario valore simbolico, di definitiva chiusura di un’epoca, rappresentata dalla possibilità che l’inventore dell’arco costituzionale diventasse decisivo per condurre, nella sua terra, la Destra al governo.
Peraltro credo che solo la trasformazione della democrazia escludente in democrazia inclusiva e dell’alternanza, e, dunque, il compimento di un disegno, insieme di rottura e di continuità, può consentire a De Mita di dare senso culturale e politica alla sua scelta. Se non è così, se non c’è “profondità” ma solo “superficialità”, allora siamo di fronte, da una parte, a un episodio di neotrasformismo e, dall’altra, a un episodio deteriore di “politica delle alleanze”».
«Nel nostro caso – conclude il sottosegretario al Lavoro – saremmo di fronte a un’alleanza a “rate territoriali”: l’anticipo con il sindaco di Avellino, il saldo con il presidente della provincia di Caserta. Lungo questo china non vorrei che il PdL, con una sorta di trasbordo ideologico inavvertito, trasferisse nel centrodestra il “bassolinismo politico-elettorale”, cioè la prassi dell’alleanza la più ampia possibile, riportando alla frantumazione delle liste e della rappresentanza quello che, invece, andrebbe definitivamente portato a semplificazione, con il superamento delle rendite di posizione e dell’utilità marginale. Se non erro, il PdL è nato anche per questo: vincere per governare».
viespoliok

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