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Benevento: vietato sbagliare! Ripartiamo dal volo del Colibrì

Scritto da il 17 dicembre 2017 alle 13:38 e archiviato sotto la voce Calcio, Testata. Qualsiasi risposta puo´ essere seguita tramite RSS 2.0. Puoi rispondere o tracciare questa voce

Il volo del Colibrì, Alberto Brignoli, sul cielo del ‘Vigorito’, all’ultimo respiro di una partita combattuta fino al triplice fischio finale, si sperava potesse fare molto di più che spazzare lo zero dalla casella della classifica dopo ben quattordici sconfitte consecutive.
C’era l’auspicio che quel volo librato nel vuoto, eseguito con determinazione e convinzione, voluto e cercato con gli occhi della disperazione, avesse potuto, in un certo qual modo, segnare la svolta.
C’era convinzione che quel lungo digiuno, patito per inesperienza e poca confidenza con la massima categoria, avesse fatto venir fame ai giallorossi e, di conseguenza, fatto scattare l’istinto di sopravvivenza, insegnando loro come procurarsi il cibo della Salvezza, senza farselo scippare tutte le volte dalle mani o disperderlo sciaguratamente.
Con l’Udinese ci si attendeva che venisse data continuità all’eccellente prestazione sfoggiata col Milan e che dalla gelida tana dell’Udinese si potesse uscire con un altro prezioso punticino, importante non solo per la classifica, ma che fungesse da toccasana soprattutto per il morale, l’impegno profuso e la convinzione che è ancora tutto possibile.
SOLITE SVISTE – Ora tocca ricominciare daccapo. Questo non vuol dire che la squadra abbia fatto un passo indietro rispetto alla gara coi rossoneri. Non sul piano del gioco, almeno. Perché la reazione si è avuta (e questa è una costante da quando è arrivato De Zerbi), è stata perfino convincente per lunghi tratti del match (è questo è un merito), ma non determinante, visto che non è servita a mutare le sorti della contesa. Anzi, la sconfitta ha solo vanificato tutto il buono fatto, riducendolo a un mucchio di cenere e spazzandolo via al primo alito di vento.
Bisogna, dunque, fare nuovamente i conti coi propri errori e i propri limiti, e lavorare più duramente per limarli. Errori pesanti che si trasformano costantemente in disattenzioni difensive che hanno l’effetto di vanificare quanto di buono costruito in fase di possesso e regalare punti importanti agli avversari. Cali di concentrazione sanguinosi pagati dai giallorossi a caro prezzo, specie quando l’attacco spara a salve (come a Udine) e non riesce a porvi rimedio. Blackout fatali che costringono regolarmente l’undici di De Zerbi a dover inseguire il risultato, a dissipare preziose energie, a vivere la gara con frenesia e a forzare le giocate, a esporsi a pericolose ripartenze. Bisognerebbe provare a rendere più arduo il compito agli avversari, vendendo più cara la pelle, evitando di facilitargli di continuo il compito.
MERCATO – Il mercato di riparazione potrebbe essere l’ultima carta rimasta al Benevento per tentare l’impresa. I rinforzi che De Zerbi cerca dovrebbero servire proprio a porre un freno ai deficit palesati dalla squadra. I profili idonei sono quelli con esperienza in massima serie, già pronti da un punto di vista atletico, con caratteristiche tali da completare la rosa e capaci di spostare gli equilibri in campo. Servirebbe almeno un elemento per reparto (uno è già in arrivo: il fantasista brasiliano Guilherme che dovrebbe rinforzare la zona offensiva). E bisognerà pure riflettere se attendere quei calciatori che stentano a trovare la giusta condizione oppure cambiarli. Ma queste sono valutazioni che non sfuggiranno a tecnico e dirigenza, che saranno fatte a tavolino, per non lasciare nulla d’intentato, prima di fare l’ultima mossa per salvare la stagione.
SPAL – Contro la Spal il Benevento dovrà scendere in campo solo per i tre punti. E’ uno scontro diretto che permetterebbe di accorciare le distanze in classifica e dovrà essere giocato senza badare troppo alla forma, ma solo alla sostanza. I giallorossi dovranno mostrarsi efficaci ed efficienti, anche se ciò li farà apparire brutti, ignoranti e molto cattivi. Sebbene gli spallini siano avversari alla portata, sono piuttosto coriacei e non vanno sottovalutati. La loro determinazione si conosce già dalla passata stagione. Nel turno precedente sono stati capaci di riacciuffare nei minuti finali una gara partendo dal doppio svantaggio (scontro diretto contro l’Hellas Verona) senza farsi scoraggiare, né intimidire. Non cederanno facilmente le armi, né alzeranno bandiera bianca. Questa gara per gli uomini di Semplici potrebbe rappresentare un crocevia importante, un’occasione da sfruttare. Perciò gli uomini di De Zerbi saranno chiamati a prestare il massimo dell’attenzione, senza eccedere in distrazioni e dovranno colpire più dell’avversario se vorranno spuntarla.
SALVEZZA – C’è da augurarsi, nonostante tutto, che il volo del Colibrì non sia servito solo per riscattare l’amarezza di un momento negativo; né sia una cattedrale nel deserto. Ci auspichiamo, cioè, che non resti un episodio isolato da rintracciare, dopo accurata ricerca, negli annali della Storia del calcio. Ma che possa trasformarsi in qualcosa di più grande, di infinitamente più bello, da vedersi a lettere auree nell’indice del grande ‘Libro d’oro’ della storia di questo sport per individuare con facilità le pagine in cui poter leggere di un gruppo di eroi che, mai domi, nonostante quattordici sconfitte di fila, abbiano compiuto un’impresa straordinaria, mai riuscita ad alcuno, e per questo meritevole di essere ricordata. Ma affinché ciò possa veramente accadere e non essere una suggestione del pensiero, sarà necessario rivedere gli ‘occhi della Tigre’. Quegli stessi occhi che hanno consentito alla Strega di fare il doppio salto di categoria.

di Edoardo Porcaro

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