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Cives, rendere il territorio capace di generare idee nuove

Scritto da il 17 febbraio 2017 alle 17:30 e archiviato sotto la voce Sociale, Territorio. Qualsiasi risposta puo´ essere seguita tramite RSS 2.0. Puoi rispondere o tracciare questa voce

“Innovare il territorio” è stato il tema affrontato ieri giovedì 16 febbraio presso la Sala Lazzati del Centro di Cultura “Raffaele Calabria” nell’ambito dell’ottavo incontro della decima edizione di Cives – Laboratorio di formazione al bene comune. Ha introdotto i lavori Ettore Rossi direttore dell’Ufficio diocesano per i problemi sociali e il lavoro che ha spiegato: “L’innovazione è un processo sociale complesso che coinvolge tanti attori e molti aspetti: dalle conoscenze alle dimensioni sociali, da quelli tecnologici ai profili economici e politici. Il nostro territorio può avere un futuro se tutte le sue componenti decidono di lavorare su una strategia di implementazione di vere innovazioni”. A relazionare sull’importante tema è stato Carmine Nardone Presidente dell’Associazione Futuridea. La chiave di lettura dell’intera relazione è condensata nella frase di John Cage, compositore e scrittore, citata da Nardone: “Non riesco a capire perché le persone siano spaventate dalle nuove idee. A me spaventano quelle vecchie”. Nardone ha sottolineato che il suo impegno sui temi dell’innovazione affonda le radici nella sua formazione avvenuta nell’ambito della scuola di agraria di Portici che aveva come punto di riferimento Manlio Rossi Doria e che tutti i risultati ottenuti da Futuridea sono frutto di un lavoro collettivo di studiosi e talenti locali. Ieri erano presenti all’incontro l’architetto Mario Festa e l’agronomo Imma Florio. Egli ha sottolineato che l’attenzione dell’associazione si è concentrata sulle innovazioni che danno sostenibilità ed in particolare sul bioterritorio intelligente. Esso incarna il tema della complessità locale perché composto di tante variabili, ognuna delle quali ha un suo percorso: risorsa genetica, risorsa acqua, risorsa suolo, risorsa energia, orografia, paesaggio, clima, antropizzazione, storia, servizi, imprese, prodotto locale tipizzato etichettato, ricerca-conoscenza-innovazione, bioetica, bioeconomia, istituzioni. Queste idee sono condensate in un volume collettaneo di Futuridea pubblicato a Singapore, che sta avendo una diffusione online a livello mondiale e che sarà presentato prossimamente a Benevento. Nardone ha illustrato il passaggio che stiamo vivendo, cioè dalla società industriale alla società della conoscenza. “Oggi assistiamo ad un ritmo accelerato del cambiamento sociale. Prima l’innovazione era lenta e si basava sulla capacità di ripetere. Adesso che l’innovazione è diventata tumultuosa, con una complessità crescente dei nuovi saperi indispensabili, le conoscenze tradizionali diventano velocemente obsolete. Ma  il rischio vero è che rimanga esclusa una parte significativa delle persone. In questo senso è importante immaginare un nuovo rapporto tra innovazione tecnologica e innovazione sociale per combattere il rischio esclusione”. Altra riflessione fondamentale è verificare costantemente lo stato della conoscenza, stando attenti all’uso di internet per capire le numerose falsità presenti nella rete. Il relatore ha insistito sul fatto che bisogna lavorare per dare vita ad un Laboratorio di Innovazione Territoriale che si caratterizzi per elementi di originalità rispetto ad altre esperienze realizzate. “Un territorio deve avere capacità di generare idee, promuovere la creatività per trasformarle in innovazione e accrescere la qualità della comunicazione territoriale”. Questa proposta di laboratori di innovazione devono essere contraddistinta da un orientamento dello scouting delle innovazioni secondo criteri di compatibilità tra sostenibilità e competitività delle imprese. Per generare soluzioni creative ai problemi dobbiamo passare attraverso due processi: uno di pensiero divergente (curiosità, inventiva, attività) e uno di pensiero convergente (conoscenza, decisione, valutazione).

Il Presidente Nardone ha poi citato i numerosi progetti predisposti da Futuridea: dal riuso ecosostenibile di vecchi edifici e aree produttive a San Potito Sannitico e Sant’Agata de’ Goti, all’eco-serra come struttura autosufficiente dal punto di vista energetico, dalla realizzazione di un eco-magazzino mediante la prefabbricazione in legno e il recupero della paglia nell’area del Fortore, all’eco-valorizzazione del prodotto lana, dal riuso dell’ex manifattura dei tabacchi a Benevento, all’azienda-collaudo di Casaldianni di nuove tecnologie e prototipi da realizzare in collaborazione con la Caritas della diocesi di Benevento. E’ stato citato anche il caso di successo di un’azienda sannita, G8 Mobili, che si è aggiudicata la fornitura di scaffali in bambù per la nuova biblioteca dell’Università di Trento progettata dall’architetto Renzo Piano. Questo grazie all’utilizzo di un macchinario innovativo che impegna 13 lavoratori.  Nardone ha anticipato, inoltre, il brevetto innovativo di un artigiano di Baselice che ha progettato un apparecchio per arrostire la carne eliminando le sostanze cancerogene legate alla cottura. Ed infine il caso dell’azienda Spinvector che occupa 27 ingegneri e che sta aprendo una sede in Germania. La lezione si è conclusa con l’auspicio che si possano stabilire forme di collaborazione tra Cives e Futuridea.

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