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direttore Antonio De Cristofaro

Alla Fondazione ‘Romano’ conversazione con Wanda Marasco

Scritto da il 25 gennaio 2016 alle 20:17 e archiviato sotto la voce Attualità, Cultura & Spettacoli. Qualsiasi risposta puo´ essere seguita tramite RSS 2.0. Puoi rispondere o tracciare questa voce

Mercoledì 27 gennaio, alle ore 18.30, la Fondazione Gerardino Romano, presso la sede sociale di Piazzetta G. Romano 15, Telese Terme, riprende le sue attività annuali ospitando la grande scrittrice Wanda Marasco. All’incontro, coordinato dal prof. Felice Casucci, si presenta il romanzo Il genio dell’abbandono, Neri Pozza Editore, 2015, finalista al Premio Strega 2015. Il libro racconta la vita del più grande scultore italiano fra Otto e Novecento: Vincenzo Gemito. Viene narrata, con un linguaggio polimorfico e guizzante, tra vernacolo, registro dotto e poesia, un’avventura delirante, febbrile, sullo sfondo di una Napoli vissuta come “punto di partenza e di arrivo”, stazione d’amore, teatro e caos. Wanda Marasco prende le mosse dalla fuga dell’artista dalla clinica psichiatrica in cui è ricoverato, e da lì ricostruisce la storia agitata di un “enne-enne”, un figlio di nessuno abbandonato sulla ruota dell’Annunziata. Il marchio del reietto, beffardamente impresso nel suo stesso nome, che è il risultato di un errore di trascrizione, lo accompagnerà per sempre. Il suo apprendistato lo farà nei vicoli, al fianco di un altro futuro grande artista, il pittore Antonio Mancini, suo inseparabile amico che diventerà anche coscienza di Gemito, suo complice totale e, infine, suo nemico. Vedremo, così, “Vicienzo” entrare nelle botteghe in cerca di maestri, avido di imparare. Lo seguiremo a Parigi, tra stenti da bohème e sogni di celebrità, e lo ritroveremo a Napoli, artista ambito da mercanti e da re. Vivremo il suo folle amore per la modella Mathilde Duffaud, che ne segna la sorte, in un impasto di eccessi e delusioni che sfociano in follia tutta “napoletana”: intelligenza alla berlina, incandescenza e passioni spesso arrese a un destino malato di cui il “vuoto” di Napoli voracemente si nutre. L’Autrice, nel gesto letterario di una grande tradizione, dimostra di conoscere il “segreto” dell’arte come della vita, illuminato da un’ispirazione feconda, eppure oscurato da un “dolore” sinistro, insanabile, che contamina di sé ogni cosa: un “segreto” che “non salva dal dolore” ma lo mette a nudo, come un’onta.

 Tutti i video relativi agli incontri settimanali sono visibili sul sito della Fondazione (www.fondazioneromano.it) nella Sezione “Mercoledì culturali”.

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