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direttore Antonio De Cristofaro

Alla Fondazione ‘Romano’ conversazione con Gioconda Fappiano

Scritto da il 7 novembre 2016 alle 18:30 e archiviato sotto la voce Attualità. Qualsiasi risposta puo´ essere seguita tramite RSS 2.0. Puoi rispondere o tracciare questa voce

Mercoledì 9 novembre, alle ore 18.30, la Fondazione Gerardino Romano, presso la sede sociale di Piazzetta G. Romano 15, Telese Terme, accoglie la prof.ssa Gioconda Fappiano. All’incontro, coordinato dal prof. Felice Casucci, si presenta il libro La nicchia delle vergini, Edizioni Ge.@.s., Cerreto Sannita, 2012. Si raccontano le vicende sofferte ed i turbamenti esistenziali di quattro personaggi le cui scelte di vita li collocano al limite di contesti culturali, accoglienti sì, ma spesso emarginati ed umanamente depauperanti (Quartieri spagnoli di Napoli, periferie, paesini di provincia). Spiazzante, per certi versi, l’utilizzo di un linguaggio moderno e spersonalizzante insieme, usato nella la chat-nicchia attraverso la quale si dipana l’intreccio. Emanuele è un operaio cocainomane, vittima di un incidente sul lavoro, che non si riconosce più nella classe operaia, precario nella vita e della vita che spera di modificare col miraggio effimero di una vincita al gioco; Lalla-Salvatore, il “femminiello”, o per meglio dire un transessuale, colto professore di filosofia è in lotta con la sua identità e l’accettazione sociale; Isabella è il prototipo contemporaneo di chi del proprio corpo e della propria bellezza fa l’oggetto di desiderio dei suoi molti amanti, esibiti come abiti acquistati in saldo; Santa, di nome e di fatto, vittima sacrificale di un destino da crocerossina “salvatutti”, separata dal marito e sofferente per la sua irrisolutezza, alla fine si riscatta accogliendo ed eleggendo i tre compagni di chat a sua famiglia e nido protettore. L’intreccio di vite si conclude nella pirotecnica scenografia del pellegrinaggio dei femminielli sul monte Partenio, dove essi si recano per onorare il giorno della Candelora la Mamma Schiavona, la “Madonna nera che tutto concede e tutto perdona”. Il rito finale ripercorre strade antiche e paganeggianti in cui si mescolano usanze che sprofondano nella notte dei tempi e rinnovano il viaggio che i coribanti- sacerdoti di Cibele, della fertilità e delle forze della natura- compivano. Al culmine di rituali parossistici, questi si eviravano per offrire il loro sesso alla dea e rinascere con una nuova identità.

 

 

 

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