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Il Sannita.it

direttore Antonio De Cristofaro

A Telese Terme incontro scientifico sui rischi della Patologia Trombo-embolica.

Scritto da il 13 giugno 2014 alle 12:56 e archiviato sotto la voce Attualità. Qualsiasi risposta puo´ essere seguita tramite RSS 2.0. Puoi rispondere o tracciare questa voce

Nell’attuale scenario demografico, con l’aumento dell’età media, le malattie cronico-degenerative, legate al processo di invecchiamento dell’organismo, si confermano principali cause di morte: le malattie del sistema circolatorio rappresentano, ormai da anni, la prima causa di morte, responsabili nel 2008 di ben 5 decessi su 10, con un aumento esponenziale nelle ultime decadi di vita.

Fra gli uomini, le malattie del sistema circolatorio, per la prima volta nel 2008, divengono la prima causa di morte (97.953 decessi su 281.824 totali), superando i tumori (97.441). Tra le donne invece, come già osservato da tempo, le malattie cardiovascolari si confermano principale causa di morte, con 126.531 decessi su 296.366 (43%), mentre i tumori, responsabili di 74.767 decessi (25%), rappresentano la seconda grande causa di decesso.

La gran parte delle malattie del sistema circolatorio è imputabile all’ipertensione arteriosa e a scorretti stili di vita, che portano come conseguenza naturale in un continuum, alle malattie ischemiche del cuore (quali l’infarto del miocardio) allo scompenso cardiaco, alle malattie cerebrovascolari (come l’ictus).

Sulla scia dei numerosi progetti realizzati dalla Casa di Cura S. Francesco sulle malattie cardiovascolari e i loro fattori di rischio, quali CARDIOLAB, giunto alla seconda edizione, coinvolgendo il più alto numero di soggetti in tutta Italia, e ben tre studi di screening su cefalea e obesità in bambini della Scuola Primaria della Valle Telesina, nasce il Convegno su “La Patologia Tromboembolica – nuovi Anticoagulanti orali” che vede la presenza di specialisti provenienti da tutta Italia in corso oggi a Telese Terme.

“Oggi – affermano le Dottoresse Luisa Viati e Valeria Misso - la Fibrillazione atriale, ritmo caotico atriale del cuore spesso avvertito dal paziente come una frequenza/ritmo non costante  (un orologio che salta di tanto in tanto i secondi), per cui la semplice auto-palpazione del polso può far accendere il sospetto,  è una patologia sotto-diagnosticata e soprattutto non trattata in maniera adeguata. Basti pensare che in Campania sono affetti da fibrillazione atriale circa  65.000 individui e soltanto il 30% riceve una terapia adeguata con anticoagulanti orali che mettono al riparo dal rischio ictus.

Questo sottotrattamento dei pazienti affetti da fibrillazione atriale è dovuto a molteplici cause, ma soprattutto ai limiti della profilassi farmacologica  finora utilizzata con antagonisti della vitamina K come il warfarin che presentano alcune difficoltà di gestione, tra tante la necessità di frequenti controlli ematochimici dei tempi di coagulazione (INR) per l’aggiustamento della dose, data l’alta variabilità di risposta interindividuale, condizionata anche da alimenti o altri farmaci assunti dallo stesso paziente.

Da alcuni mesi sono disponibili nuovi farmaci anticoagulanti orali, detti NAO, in grado di semplificare il regime terapeutico dei pazienti e sono: il rivaroxaban, il dabigatran e l’apixaban.

Farmaci che hanno avuto anche il merito di far porre nuova e rinnovata attenzione alla fibrillazione atriale, tanto da iniziare a far diminuire il sommerso sottodiagnosticato e sottotrattato

Una recente metanalisi di Ruff, pubblicata a marzo di quest’anno su Lancet, dimostra che tutti e quattro i nuovi anticoagulanti orali sono efficaci nella prevenzione dello stroke embolico nei pazienti con fibrillazione atriale, hanno un favorevole profilo rischio-beneficio, riducono significativamente l’incidenza di stroke e di emorragie intracraniche e la mortalità totale, con un rischio di sanguinamento simile agli antagonisti della vitamina K.

Infine è utile sottolineare come, sia per gli antagonisti della vitamina K, che per i Nuovi Anticoagulanti Orali, un obiettivo strategico importante da raggiungere riguarda la compliance e l’aderenza del paziente a queste importanti terapie, attenendosi alla dose/i giornaliere consigliate dallo specialista.

In questo rivaroxaban, unico tra i NAO in mono-somministrazione giornaliera, sembra avere una marcia in più. La singola dose, una sola volta al giorno con il pasto, lo confermano dati preliminari di registri internazionali, garantisce un’aderenza del paziente alla terapia del 20% superiore rispetto alle due somministrazioni.

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