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Arcidiocesi, si è spento Padre Jean Mallet

Scritto da il 8 luglio 2014 alle 19:29 e archiviato sotto la voce Foto, Territorio. Qualsiasi risposta puo´ essere seguita tramite RSS 2.0. Puoi rispondere o tracciare questa voce

Arcidiocesi, si è spento Padre Jean Mallet

La triste notizia della morte di padre Jean Mallet è giunta improvvisa ma non imprevista. Le condizioni fisiche del grande benedettino da tempo erano divenute critiche, anche se vigile ed attiva si era conservata la mente. La Chiesa beneventana raccolta in preghiera lo raccomanda al Signore implorando il premio dovuto «ai servi buoni e fedeli», mentre ne ricorda l’impegno culturale e l’attività dedicata alla tradizione manoscritta beneventana.

Jean Mallet ha trascorso, infatti, insieme con il padre André Thibaut, lunghi anni di studio a Benevento, ospite della casa parrocchiale dell’Addolorata al Rione Libertà, lavorando intensamente presso la Biblioteca Capitolare.

Il risultato di questo straordinario impegno sono stati i tre volumi «Les manuscripts en écriture bénéventaine de la Bibliotheque Capitulare de Bénévent» pubblicati dall’Istitut de Recherche et d’Histoire des Textes, un autentico monumento di conoscenze e di erudizione.

Sconosciuto al grande pubblico perché mai presente nei circuiti mediatici locali, padre Mallet merita la gratitudine di ogni beneventano per la sua attività a favore della città, della civiltà e cultura del Mezzogiorno d’Italia. Si auspica perciò che l’Amministrazione comunale e la Provincia di Benevento sappiano ricordarne l’alta statura culturale e morale per tramandare ai posteri il ricordo di questo uomo che ha scritto pagine indelebili per Benevento e su Benevento.

Si riporta il commosso ricordo di un musicologo, amico fraterno di Jean Mallet, il prof. Giacomo Baroffio:

 

L’8 giugno 2014, giorno di Pentecoste, all’ospedale di Le Mans è deceduto Jean Mallet. Era stato ricoverato a causa di un tumore nelle fosse nasali. È morto per un cedimento del cuore.

Da anni ormai viveva come un eremita nella comunità benedettina di Solesmes. La sordità totale non gli permetteva di udire. Tanto più era pronto ad ascoltare. Non  solo le poche persone che lo avvicinavano, ma soprattutto quelle che entravano nel suo cuore attraverso le innumerevoli testimonianze scritte in lettere, articoli, libri…

Nel lungo periodo trascorso a Roma nell’abbazia di San Girolamo, in ogni stagione, in ogni momento della giornata lo si poteva cogliere in quattro atteggiamenti che rivelano altrettanti aspetti della sua esistenza.

Chino sui libri di coro, lasciava che fosse la preghiera a scandire la sua giornata con la disciplina regolare che aveva assimilato nel processo formativo benedettino secondo l’impegno proprio delle comunità solesmensi.

Chino sulle foto di manoscritti biblici, era attento nel servizio culturale che praticava con fedele perseveranza al fine di stabilire il testo critico della Bibbia Vulgata. Decisivo è stato il suo contributo alla redazione finale del testo della Neo-Vulgata, in particolare del salterio.

Schivo, e in qualche modo solitario, partecipava alle ricreazioni comuni dove interveniva con  poche parole, spesso con osservazioni argute, sempre attento e rispettoso verso quanti considerava fratelli e padri, p. Henri de Sainte-Marie, p. Jean Leclercq e, in particolare, p. Jean Gribomont.

Al di fuori di questi tre momenti di vita comune, p. Mallet era sempre in compagnia di un libro che l’accompagnava da quando usciva la mattina presto dalla cella sino al suo ritorno per il riposo notturno. Si staccava, quasi con sofferenza, dall’inseparabile volume quando indossava i paramenti in sacrestia e quando si sedeva in refettorio. Era certo lui che teneva in mano il libro, ma era il libro che di fatto lo sorreggeva e guidava.

Una vita che poteva apparire fossilizzata in un ripiegamento verso il passato e l’irreale. Nulla di più falso. Dalla Parola di D-i-o e dalle parole dell’esperienza sociale e religiosa di tanti autori, aveva saputo trarre una forza di condivisione generosa, un bene prezioso e raro.

Lo studio più che stancarlo, gli offriva nuove possibilità d’impegno intellettuale. Esempio straordinario è il lavoro dedicato alla tradizione manoscritta beneventana, un’opera colossale realizzata con l’amicizia e le molteplici competenze di p. Andrea Thibaut. Il contatto con gli “estranei” non era evitato per paura di perdere tempo. Certi incontri, se poteva, li negava. Ma lo scopo non era quello di riservare più tempo a se stesso, bensì di poter essere più disponibile verso chi aveva realmente bisogno del suo aiuto, di una sua indicazione autorevole, in primis nel campo della filologia biblica e patristica. Pur esigente e severo, era amato dai suoi studenti dell’Augustinianum. Rigoroso come pochi, sapeva prendere la vita con uno slancio di leggerezza, come quando affrontava con il gesuita p. Max Zerwick un certamen privato su qualche radice greca.

Era entrato in  monastero dopo una formazione accademica in campo medico. Con occhio clinico non cessava di vigilare su tutti i membri della comunità, lui e il danese p. Vinten, già studente di medicina. Jean Mallet non aveva cessato di essere un medico. Il suo essere monaco gli aveva allargato l’orizzonte. Con il tempo era divenuto un medico delle anime. Come pochi. Requiescat in pace!

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