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direttore Antonio De Cristofaro

Al Museo del Sannio presentata la ‘mostra Albarelli Farmacia San Diodato’

Scritto da il 8 maggio 2014 alle 18:23 e archiviato sotto la voce Attualità, Primo Piano. Qualsiasi risposta puo´ essere seguita tramite RSS 2.0. Puoi rispondere o tracciare questa voce

Al Museo del Sannio di Benevento è stata presentata al pubblico la nuova esposizione della Collezione dei vasi della Farmacia di San Diodato, realizzata in collaborazione con il Club Unesco di Benevento.

All’evento erano presenti: Mons. Pompilio Cristino, Vicario dell’Arcivescovo Metropolita di Benevento; Prof. Aniello Cimitile, Commissario Straordinario Provincia di Benevento; Dott.ssa Paola Cecere, Presidente Club Unesco Benevento; Fra’ Gerardo D’Auria, o.h. Superiore Provinciale Provincia Religiosa di San Pietro; Frà Angelico Bellino, sac. o.h. Superiore Ospedale Sacro Cuore di Gesù – Fatebenefratelli; Dott.ssa Maria Luisa Nava, Consulente scientifica del Museo del Sannio; dott.ssa Pierina Martinelli, Dirigente del Settore Cultura della Provincia.

La presentazione della Collezione rientra nell’ambito del programma di valorizzazione del Museo del Sannio, avviato nel 2010 con l’acquisto dell’adiacente Palazzo ex Casiello.

La Mostra degli “albarelli”, cioè i vasi in ceramica, donati da Papa Benedetto XIII ai Fatebenefratelli si inserisce, peraltro, nell’ambito delle celebrazioni per i 400 anni della presenza dei frati a Benevento.

Tutti gli Ospedali del Regno di Napoli, tra il XVI e XVIII, ne avevano una, privata o pubblica, monumentale o spartana. Erano le speziere. In solide scaffalature di legno, appositamente realizzate, sistemate ai quattro lati delle pareti, divise in vari scomparti, facevano bella mostra e non solo, vasi in ceramica diversamente decorati, colmi di spezie aromatiche, zuccheri, droghe di ogni genere, preparate da abili e sapienti speziali aromatari e droghieri, istruiti alle arti mediche risalenti alla Scuola medica salernitana e agli studi e alla ricerche che si tenevano nei conventi e nelle abbazie benedettine.

Le miracolose pozioni “curavano ogni sorta di morbo maligno et incurabile non solamente d’homini di ogni natione ma anco di donne” e costituivano “rimedi generali per la salute dei poveri …e più infermi ….”(G. Capasso: Descrizione del Regno di Napoli sec XVIII).

Importati dai paesi orientali, dalla tipica forma cilindrica, i vasi da farmacia, erano detti anche “albari” (dal termine arabo: el barani), ma anche “alvaroni”, “mezzi alvaroni”, “alvari”, “alvarelli”, “fusilli”, “mezzi fusilli”, “terzi fusilli”, “pilloliere”. Una terminologia che si ritrova nei vari atti notarili stipulati, tra il XVII e il XVIII secolo, per compravendite di speziere nell’area beneventana ed utilizzati per l’attività farmaceutica degli speziali del luogo. Alla voce “Alberello”, sul Devoto-Oli si legge: «Vaso piccolo di maiolica dipinta o di vetro di forma simile a quella di un segmento di bambù, un tempo in uso presso gli speziali per custodrvi farmaci ed essenze».

Grazie alla volontà del fondatore, nonché primo Direttore del Museo Provinciale di Benevento, Prof. Alfredo Zazo, i vasi da farmacia, di proprietà Degli Ospedali Civici Riuniti di Benevento e dati in uso all’Ospedale di S. Diodato dei Fatebenefratelli, con atto dell’allora Commissario Prefettizio Luigi Umili, il 2 ottobre del 1929, vennero donati al Museo del Sannio, andando ad arricchire il già cospicuo patrimonio artistico e storico dell’Istituto Culturale sannita. Tra i più ricchi corredi di ceramica farmaceutica presenti sul territorio, la collezione si compone di 27 albaroni, 76 alberelli e 2 pilloliere.

I vasi vennero commissionati da Pierfrancesco Orsini, Arcivescovo di Benevento, che dopo il 1724 divenne Papa Benedetto XIII, a ceramisti provenienti dall’area napoletana, giunti in territorio cerretese dopo il terremoto del 1688.

Le loro dimensioni variano, a seconda della tipologia, dai 26,5 cm. in altezza ai 12,5 cm. di larghezza, con decorazione “en camaieu bleu” (a chiaroscuro turchino), ottenuto con la cottura a gran fuoco con ossido di cobalto per il blu. Alla luce degli studi condotti da Guido Donatone, uno dei massimi esperti e studiosi di ceramica napoletana e dalle analogie stilistiche con altre produzioni ceramiche dell’epoca, viene identificato, quale autore delle pregiatissime ceramiche beneventane conservate del Museo del Sannio, tale Domenico Giustiniani (D.G. è il monogramma con cui firmava le ceramiche), ceramista attivo a Cerreto Sannita tra il 1720 ed il 1730 e a cui va attribuita l’introduzione nel repertorio delle fabbriche cerretesi della decorazione paesistica “en camaieu bleu”, peculiare delle fabbriche sei-settecentesche napoletane. I motivi decorativi conservano tutti lo stesso schema, le cosiddette vedutine “a paese”, mentre il campo decorativo è delimitato sia in alto che in basso da due circonferenze poste all’attacco del collo e del fondo del corpo, e, lateralmente da due linee verticali. Lo spazio è suddiviso, inoltre, in una parte superiore dove sono presenti vedute paesistiche elaborate dalla fantasia dell’artista (vedute di paese, castelli diroccati …) ed una inferiore che presenta, al centro, lo stemma papale di Benedetto XIII tra motivi fitomorfi.

Oggi“i bei vasi di ceramica della vecchia speziaria dell’Ospedale di San. Diodato … sono vuoti ed inoperosi… nessuno più ripone in essi sciroppi e medicine per… li poveri infirmis … e… hanno cessato di essere gli umili e preziosi collaboratori dell’assistenza ospedaliera”. (I Fatebenefratelli in Benevento. In occasione del IV Centenario della morte di S. Giovanni Di Dio, 1951).

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