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Progetto ‘Agricoltura Sociale’ come misura alternativa alla detenzione

Scritto da il 5 maggio 2014 alle 19:40 e archiviato sotto la voce Attualità, Foto. Qualsiasi risposta puo´ essere seguita tramite RSS 2.0. Puoi rispondere o tracciare questa voce

Progetto ‘Agricoltura Sociale’ come misura alternativa alla detenzione

Il progetto “Agricoltura Sociale” partito il 14 aprile scorso si inserisce in un circuito di misure alternative alla pena carceraria promosso dall’U.E.P.E. in collaborazione con altri enti e associazioni presenti sul territorio sannita. Si tratta di un’azione di sistema, poiché si inserisce in determinate traiettorie di sviluppo sociale ed economico del territorio già attive, dove ,con l’interazione tra soggetti sociali, terzo settore e istituzioni si punta alla creazione di occasioni di riscatto per persone socialmente a rischio di emarginazione ed economicamente deboli.
Per saperne di più abbiamo approfondito l’argomento con la Dottoressa Marisa Bocchino, funzionario di servizio sociale e Responsabile dell’ U.E.P.E.(Ufficio Esecuzione Penale Esterna-Ministero della Giustizia) di Benevento e referente per il progetto. Una delle funzioni dell’Ufficio Esecuzione Penale Esterna, ci spiega la Dott. Bocchino, è quella di costruire un percorso individualizzato che si adatti alle necessità e alle esigenze delle persone prese in carico in base alla condanna che sono chiamate a scontare e alle prescrizioni dettate dal tribunale di Sorveglianza di riferimento. Il fine ultimo è quello dell’abbattimento della recidiva, che è certamente anche lo scopo della pena detentiva, e si è appurato che la collaborazione con cooperative sociali è maggiormente funzionale alla realizzazione di questo obiettivo. Inoltre, si può considerare la misura alternativa dell’affidamento in prova al servizio sociale anche una possibile risposta al problema del sovraffollamento delle carceri italiane tanto che la Dottoressa non ha avuto esitazione nel dire che questa è probabilmente la migliore soluzione in questo senso e anche la più accettata dall’opinione pubblica rispetto ad altre soluzioni quali indulto ed amnistie. Nonostante le informazioni piuttosto distorte date dall’informazione rispetto alla misura alternativa che dovrà scontare Berlusconi è bene precisare che quando parliamo di misure alternative non significa che questi soggetti sono liberi ed esonerati dalla propria condanna o che vengono “affidati” ad una casa per anziani, al contrario, si tratta di esecuzione di pena a tutti gli effetti ma scontata in modo diverso. Sicuramente la vicinanza con la famiglia e con il proprio ambiente di vita, nonché l’inclusione nel territorio di appartenenza è una condizione privilegiata per i soggetti sottoposti a misura alternativa ma essi hanno l’obbligo di seguire una serie di prescrizioni. Rispetto ai soggetti inseriti nel progetto essi hanno la possibilità di programmare una vita lontana dall’illegalità e costruire un percorso di reinserimento socio-lavorativo con l’aiuto degli operatori coinvolti. Naturalmente queste misure alternative vengono concesse dal Tribunale di Sorveglianza solo in presenza di una serie di condizioni oggettive e soggettive, precisa la Dottoressa, i soggetti che ne beneficiano vengono sottoposti ad una serie di verifiche e controlli sia da parte dei Funzionari di servizio sociale dell’UEPE che relazionano costantemente sull’andamento del beneficio alla magistratura di sorveglianza sia dalle Forze dell’Ordine. Ogni inadempienza è passibile di revoca della misura e un altro segnale di positività viene proprio dal fatto che la percentuale di revoche è molto bassa, i progetti implementati finora nella maggior parte dei casi hanno avuto esiti positivi. Lavorare in collaborazione con il terzo settore e realizzare progetti di formazione-lavoro, come afferma la dottoressa, comporta una serie di benefici e rappresentano sicuramente un valore aggiunto al percorso trattamentale di queste persone condannate. Il contatto con questo tipo di ambiente, oltre all’acquisizione di una serie di competenze, che saranno utili nella previsione di un lavoro futuro, consentirà alle persone in espiazione di pena di poter sentirsi parte di una comunità di valori positivi che può far crescere gli stessi non solo dal punto di vista professionale ma anche emotivo. Sul territorio beneventano un punto di riferimento di sostegno all’azione dell’U.E.P.E. è la Cooperativa “La Solidarietà” promotrice di diversi progetti tra i quali l’ultimo, “Agricoltura Sociale”, prevede l’inserimento nelle attività della cooperativa di due persone in misura alternativa per sei mesi, nei quali potranno scontare la propria pena lavorando a stretto contatto con il mondo del volontariato fatto di responsabilità, valori ed esperienze da cui trarre ispirazione per una nuova partenza. Sulla scia degli anni precedenti la speranza che anche questo progetto si chiuda positivamente è alta, afferma la dottoressa, infatti il rapporto con la cooperativa si è solidificato in maniera crescente grazie alle tante risposte positive che si sono avute da questa collaborazione, che in particolare ha dato una concreta speranza alle persone prese in carico di avere una continuità lavorativa all’interno della cooperativa anche dopo la pena. Grazie a questo tipo di risultati c’è stata anche una risposta positiva da parte delle istituzioni tanto che alcuni enti, che in passato preferivano investire in altre forme di disagio, si sono avvicinati a questo tipo di azione, grazie all’accresciuta consapevolezza da parte degli enti territoriali sulla buona riuscita di queste iniziative. Questo ha portato ad un maggiore collegamento con il territorio e ad un incremento degli interventi da parte dell’U.E.P.E. . Dal 1 gennaio 2013 ad oggi i casi di prese in carico con affidamento in prova al servizio sociale, nell’ambito provinciale, sono stati 53 . Nel futuro più prossimo, specifica la dottoressa, sono già previsti diversi progetti tra i quali il più importante è quello finanziato da Fondazione con il Sud che riguarderà cinque Istituti Penitenziari Campani e borse lavoro per gli utenti UEPE. Negli ultimi anni si è costruito molto, dunque, ma molto c’è ancora da fare e la speranza è che l’azione dell’U.E.P.E. possa crescere ancora perché, come afferma la dottoressa Bocchino: “ Più opportunità si danno alla persona che ha commesso un reato, più c’è la possibilità che questa stessa persona possa trovare altre motivazioni da portare avanti nella propria vita piuttosto che ricadere nell’illegalità”. E questo è sicuramente l’obiettivo di tutti.

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