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All’Unisannio intervento del prof. Vittorio Capuzza su Iniuria nell’esperienza giuridica’

Scritto da il 5 novembre 2013 alle 13:44 e archiviato sotto la voce Attualità, Scuola. Qualsiasi risposta puo´ essere seguita tramite RSS 2.0. Puoi rispondere o tracciare questa voce

Mercoledì 6 novembre, alle ore 9:00, presso il plesso didattico di via Calandra, l’insegnamento di “Diritto e Letteratura”, tenuto dal prof. Felice Casucci, nell’ambito del Corso di Studi in Giurisprudenza dell’Università degli Studi del Sannio, ospita il contributo del prof. Vittorio Capuzza, dal titolo: “Iniuria nell’esperienza giuridica e nella riflessione letteraria”. Il contributo affronta il tema dell’ingiuria, intesa sia su un piano assoluto sia come asse del sistema giuridico: ogni azione contro il diritto è in-iuria. Nascono, così, figure dalla matrice dell’ingiuria/iniuria: ingiustizia, torto, violenza, offesa e danno: Sul piano soggettivo, l’offesa è punita da un’apposita fattispecie penale, che non a caso è rubricata ingiuria. Sotto il profilo del danno, il numero dei torti non è tipizzato: la tutela aquiliana ex art. 2043 c.c. esprime una sanzione e accoglie alcune variabili (come l’interesse legittimo). L’ingiustizia, il torto e la violenza richiamano la grande riflessione manzoniana contenuta ne I Promessi Sposi ed elaborata sull’ibrido jus ex iniuria. Ma se l’ingiuria è sempre un’ingiustizia sia sul piano oggettivo che su quello soggettivo, non è vera la reversibilità dei concetti: l’ingiustizia non è sempre un’ingiuria; l’ingiusto può avere, perciò, una matrice metagiuridica: Giacomo Leopardi ne La Ginestra è cantore di una frattura fra l’essere della natura e l’esistere dell’uomo: l’uomo che secondo leggi naturali cresce, mediante la ragione perde le illusioni della fanciullezza e diviene incapace di immaginare; la natura, così spingendo l’uomo e la storia verso l’aridità, non è più parametro empirico del giusto. Il diritto può diventare, allora, addirittura una medicina per riportare agli equilibri la società postmoderna. Solo l’arte è parametro del giusto: giusto, infatti, è l’uomo che canta per riconoscere il bello. Allora, l’arte al giurista può dire una sola cosa: condurre le “azioni” rimanendo libero dalla menzogna, evitando così ogni sorta di damnum iniuria.

 

Il prof. Vittorio Capuzza è titolare dell’insegnamento di “Diritto amministrativo” presso l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, Dipartimento di Scienze e Tecnologie della Formazione, nel Corso di Laurea Specialistica “Dirigenza e Coordinamento di Servizi Formativi, Scolastici e Socio-educativi. Dal 2011, è docente di “Diritto amministrativo” presso la Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali (I e II Anno), Dipartimento di Giurisprudenza, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”. È Responsabile del settore legale della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (CRUI).

 

 

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