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IV incontro CIVES: le parole chiave per lo sviluppo del territorio.

Scritto da il 16 gennaio 2012 alle 09:54 e archiviato sotto la voce Cultura & Spettacoli, Primo Piano. Qualsiasi risposta puo´ essere seguita tramite RSS 2.0. Puoi rispondere o tracciare questa voce

 

Il quarto incontro di “CIVES – Laboratorio di Formazione al Bene Comune” è stato dedicato all’Evoluzione delle politiche per lo sviluppo territoriale. Esso segna una tappa importante del percorso formativo che, come ha sottolineato Ettore Rossi - direttore dell’Ufficio per i Problemi Sociali e il Lavoro della Diocesi di Benevento – segna il passaggio dal tema “politica” legata maggiormente ad aspetti di carattere fondamentale (le prospettive della democrazia, la rappresentanza del sistema partitico, il rapporto tra Chiesa e democrazia) ad una riflessione mirata sulle “politiche” come strumenti e risorse per costruire il bene comune.

Appassionato e appassionante l’ intervento del prof. Paolo Rizzi (Docente di Economia applicata presso la Facoltà di Economia dell’ Università Cattolica di Piacenza), il quale ha tracciato il cammino dello sviluppo socio-economico nazionale (e non solo) degli ultimi cinquant’anni, individuandone proprio in quegli anni di “boom economico” la tappa iniziale: << Sono gli anni dell’intervento pubblico nell’ economia: lo sviluppo avviene con la “mano pubblica”. A livello territoriale questo conduceva ad uno sviluppo, attraverso l’industrializzazione, in una logica di economia di scala>>.

Inevitabile, dopo il passaggio durante gli anni 70 dalla grande impresa al decentramento produttivo, non localizzare nel corso degli anni ‘80 un nuovo modo di intendere il mercato, tanto importante da avere ricadute anche sulla nostra attuale crisi socio-finanziaria: << Sono gli anni del liberismo, della deregolamentazione e della privatizzazione >> ha dichiarato il docente. << La “mano pubblica” viene ridotta per motivi concettuali, poiché i vari Reagan, Thatcher, ritengono sia contro gli interessi dell’ individuo. Pertanto la soluzione migliore è lasciare libero il mercato>>.

Di seguito all’ imposizione del modello capitalista occidentale, alla costituzione di multinazionali “tascabili” e alle privatizzazioni, quello che emerge è uno sviluppo “endogeno”, dal basso, dagli imprenditori del territorio, non dal governo.

Saranno i controversi anni ‘90, con Tangentopoli e la fine della Prima Repubblica, a chiedere il conto di quella incondizionata deregolamentazione: << Si arriva ad una personalizzazione della politica, che da una parte condurrà all’ elezione diretta dei sindaci, ma dall’ altra sarà l’ avvio alla deriva dei giorni nostri, dove i partiti vengono identificati nell’immagine del loro leader. Riguardo l’ economia, arriva l’ondata del liberismo sfrenato e la conseguente fine della Cassa del Mezzogiorno>>.

L’analisi del prof. Rizzi si è inevitabilmente soffermata sulla ricaduta di questi eventi nazionali sul territorio: << Si apre la stagione dei “patti territoriali”, una nuova programmazione economica nella quale i soggetti legati al territorio insieme condividono una progettualità. Passiamo dalla contrapposizione sviluppo esogeno (nel quale è lo Stato che investe) – sviluppo endogeno ad un loro superamento, alla loro integrazione: abbiamo bisogno allo stesso modo di imprenditoria locale ma anche di interventi esterni >>.

Ultima tappa del ragionamento è stato un necessario passaggio sul nostro decennio appena trascorso, che se da una parte ci ha posto nell’ attuale crisi finanziaria internazionale nella quale siamo coinvolti, alla dissociazione imprese – territorio e alla delocalizzazione produttiva di queste, ad una sfiducia per la politica, dall’ altra ci pone davanti all’ avvento delle economie emergenti, a una nuova domanda di democrazia partecipata.

Dopo il dibattito (come di consueto, acceso e partecipato) è stata l’ analisi dei dati riguardo la qualità della vita della nostra città (secondo la ricerca de “Il sole 24 Ore) a stimolare un ulteriore momento di riflessione, alla luce delle parole-chiave offerte dal prof. Rizzi per un possibile sviluppo del territoriale: << Diventa fondamentale il Capitale Sociale, come inteso da Putnam, in quanto “insieme di quegli elementi dell’organizzazione sociale – come la fiducia, le norme condivise, le reti sociali – che possono migliorare l’efficienza della società nel suo insieme, nella misura in cui facilitano l’azione coordinata degli individui”; il Capitale Collettivo in quanto insieme di scienziati, artisti, menager… è ormai accertato che quanti più creativi ci sono, più cresce la città; infine il Capitale Territoriale, con l’aspetto fisico-territoriale, le reti relazionali e di solidarietà, e quel “something in the air”, quell’ aria peculiare che caratterizza la città >>.

Preso atto del fallimento delle politiche degli ultimi anni che non hanno dato vita a veri processi di sviluppo, chissà se non possa essere proprio la convergenza e l’ uso sapiente di questi tre fattori a poter rappresentare la scintilla della crescita delle nostre città e a porci magari in una posizione statistica più favorevole riguardo la vivibilità locale.

 

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