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Riordino delle province, la proposta di Cimitile al Consiglio regionale

Scritto da il 11 settembre 2012 alle 14:17 e archiviato sotto la voce Politica, Territorio, Testata. Qualsiasi risposta puo´ essere seguita tramite RSS 2.0. Puoi rispondere o tracciare questa voce

Una riunione di Consiglio Regionale dai toni aspri e accesi quella di questa mattina a Villa dei Papi di Benevento sul riordino delle province. Di seguito riportiamo, integralmente, il discorso del Presidente della Provincia di Benevento, Aniello Cimitile

“On.le Presidente Paolo Romano, On.li consiglieri regionali, Signori assessori,

sono qui a porgervi il saluto delle istituzioni e della popolazione della Provincia di Benevento, a dirvi benvenuti nel cuore delle antiche terre dei sanniti, benvenuti in questa città di Benevento che nella sua storia plurimillenaria fu anche, nei secoli della “Langobardia Minor”, la capitale del Mezzogiorno.

Al Presidente Romano, a tutti i capigruppo, ai consiglieri regionali sanniti che lo hanno richiesto, va il nostro sentito ringraziamento per aver deciso di tenere qui, da noi, questa importante seduta del Consiglio Regionale; è una testimonianza di volontà di vicinanza, di volontà di attenzione al futuro di questa provincia, un segnale concreto che accogliamo con soddisfazione e grato apprezzamento. Debbo subito dirvi che qui si sono formate grandi aspettative, che tutti in questa nostra provincia ci attendiamo da questo Consiglio indirizzi e decisioni importanti, indicazioni chiare sulla conferma di una circoscrizione provinciale beneventana, che, certamente riordinata nel rispetto dei vincoli legislativi e nell’ambito di una più generale riorganizzazione delle province campane, ribadisca tuttavia per questo territorio la necessità storica e socio-economica di un autonomo governo locale di area vasta.

Presidente, Lei, in questi giorni, ha voluto saggiamente ricordarci che ciò va fatto nel rispetto delle leggi; come non essere d’accordo, bisogna che tutti rispettino le leggi, anche e soprattutto il governo nazionale che non può e non deve, mai, pensare di aggirare la costituzione e la sovranità legislativa del parlamento.

L’art.17 della legge 135/2012, modificando l’analogo articolo del decreto legge n.95, ha cancellato i proposti processi di abolizione ed accorpamento di circoscrizioni provinciali ed ha invece aperto un più generale e ben diverso processo di riordino delle Province in tutto il territorio nazionale. L’ordine del giorno di questa vostra seduta è appunto dedicato alle problematiche di tale riordino con riferimento alla nostra regione.

Il Consiglio Provinciale di Benevento ha ieri ulteriormente confermato, all’unanimità, la richiesta di articolare tale riordino in quattro Province ed un’area Metropolitana, ed è questa anche la richiesta che, su nostra proposta, è stata avanzata all’unanimità nella prima riunione del Coordinamento Regione – Enti locali presieduta dall’assessore Sommese. Ed è, infine, questa la richiesta avanzata dal tavolo interistituzionale provinciale al quale partecipano il sindaco di Benevento, i consiglieri regionali sanniti, i deputati europei e nazionali ed infine i senatori del nostro territorio. E’ un assetto che è possibile realizzare in modo coerente con le leggi vigenti, così come confermato dalla relazione al citato Coordinamento Regione – Enti Locali dell’esperto legale regionale, e che possiamo in ogni caso consegnare alla decisione parlamentare con la quale si dovrà concludere il processo di riordino.

E’ questo un assetto territoriale che sta nel DNA della Regione Campania, che sta nel patto e nell’atto di nascita della nostra Regione, una nascita che vide la confluenza in una unica entità regionale di cinque diverse storie, di cinque identità, di cinque territori diversi per morfologia territoriale e caratteristiche socio-economiche. Cinque entità che tutte insieme sono una caratteristica strutturale e fondante della nostra Regione. Le nostre Province hanno tutte una radice profonda, non sono il frutto di recenti superfetazioni, di recenti degenerazioni politiche, di concessione a gruppi o contingenti interessi locali. Della nostra Regione si possono dire e si dicono tante cose, certamente nessuno può dire che noi abbiamo dato vita ad una inflattiva produzione di province, o che abbiamo ceduto alla creatività clientelare di improvvisazione e creazione di nuove circoscrizioni provinciali. Da questo punto di vista, anche i dati parlano chiaro: siamo fra le regioni col minor numero di province pur essendo la seconda regione d’Italia per popolazione. Tutte le nostre Province hanno origine storica e sono preesistenti alla nascita della nostra Regione. La Provincia di Benevento nacque nel 1860 e fu una conquista risorgimentale della nostra popolazione, un patto fatto con Garibaldi e sempre rispettato, fin dalla sua prima riunione, dal Parlamento italiano. Il riordino in 4 Province (Avellino, Benevento, Caserta, Salerno) e una città Metropolitana (Napoli) delinea una proposta essenziale, logica e conforme ai bisogni territoriali, che nulla concede a sprechi o ridondanze istituzionali, ed, anzi, appare evidente che compromettere un tale assetto significherebbe mettere a rischio e minare quello stesso patto fondativo unitario su cui poggia la nostra regione. Noi vogliamo sperare che l’indicazione del riordino territoriale che voi indicherete vada in questa direzione ed è ciò che, con assoluto rispetto istituzionale, ci aspettiamo ed osiamo chiedervi.

Naturalmente, il lavoro di formulazione di una proposta regionale di riordino circoscrizionale, che noi auspichiamo possa essere coniugata anche con un riordino funzionale che veda la nostra regione fare uno sforzo di chiarezza ed efficiente distribuzione di compiti e deleghe ai diversi enti locali, nulla toglie ai rilievi di incostituzionalità che noi solleviamo rispetto all’art.17 della legge 35/2012. Anche da questo punto di vista noi abbiamo chiesto alla Regione Campania di fare ricorso alla Corte Costituzionale e su tale richiesta abbiamo registrato la unanime convergenza del Coordinamento Regione – Enti Locali presieduto dall’assessore Sommese. E’ fin troppo evidente che il citato art.17 viola quantomeno gli art. 3, 5 e 133 della Costituzione. Io non posso e non debbo entrare nel merito di tali questioni perché andrei ben oltre quel breve intervento di saluto che mi è stato concesso e per il quale ancora ringrazio il Presidente Romano. Tuttavia abbiamo voluto mettervi a parte del parere fornitoci in merito dal Prof. Pietro Ciarlo, illustre costituzionalista campano e prof. ordinario di Diritto Costituzionale. Anche su questo, con rispetto, vi avanziamo la richiesta di un chiaro indirizzo.

Non posso, infine, omettere che molte Province e molti Comuni si stanno preparando ( e molti lo hanno già fatto) ad impugnare al TAR del Lazio l’atto amministrativo del Governo col quale sono stati, fra l’altro, fissati senza motivazione il limiti territoriali e di popolazione che le nuove circoscrizioni provinciali dovranno avere. Noi riteniamo che tale deliberazione del Consiglio dei Ministri presenti palesi elementi di illegittimità e che tale atto vada quindi impugnato. Anche in questo caso non posso soffermarmi ed entrare nel merito, ma ho tuttavia la necessità di segnalarvi la richiesta del Consiglio Provinciale di un vostro chiaro indirizzo.

Credo di aver abusato già dell’opportunità concessami, pur essendo pienamente consapevole delle tante questioni e degli innumerevoli elementi di dibattito, sul problema delle Province come della loro permanenza o della loro parziale o totale abolizione, che sono presenti nel confronto politico-istituzionale e di cui non posso qui parlare. Da oltre un anno noi abbiamo cercato di fare chiarezza ( dai falsi sui presunti costi politici delle province e sui presunti risparmi che si ricaveranno dall’abolizione delle piccole province, agli aspetti economici, a quelli di democrazia) ed abbiamo cercato di difendere gli interessi non della nostra poltrona o di una casta politica, ma del nostro territorio e del nostro paese, e sono tante le argomentazioni che vorremmo esporre. Lasciatemi semplicemente dire che gli assetti istituzionali dei territori regionali e dello Stato non possono essere decisi sulla base di spinte demagogiche e fenomeni di jacquerie populistica ( che possono solo innescare una pericolosa macelleria istituzionale). E’ per questo che i padri costituzionali previdero percorsi e processi di garanzia che nessuno ed in nessun momento può violare. Sono sicuro che questo è ben radicato in questo consiglio regionale, al quale rivolgo un finale ed interessato augurio di buon lavoro.

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