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8 Marzo, Campone: ‘Purtroppo ancora lungo cammino verso la parità’

Scritto da il 7 marzo 2012 alle 20:20 e archiviato sotto la voce Territorio, Testata. Qualsiasi risposta puo´ essere seguita tramite RSS 2.0. Puoi rispondere o tracciare questa voce

“Celebrare l’8 marzo serve a ricordare che un processo sociale e culturale, quello che attiene alla condizione delle donne, non si è ancora compiuto, che un lungo cammino di trasformazione politica della nostra società non ha ancora raggiunto la sua destinazione. Nel nostro paese, le donne sono tuttora ben lontane dall’aver conseguito quella “parità” tanto agognata e, sistematicamente, tanto disattesa. Anzi, i recenti fatti di cronaca nera, che tutti abbiamo ascoltato con crescente timore, tracciano un quadro tutt’altro che rassicurante della condizione delle donne italiane. Un quadro fosco che non può non invitare alla riflessione”. E’ quanto scrive in una nota l’assessore comunale Mirna Campone sulla ricorrenza dell’8 marzo, Giornata Internazionale delle Donne.
“In qualità di assessore alle pari opportunità e trasparenza e legalità del Comune di Benevento, oltre che di coordinatrice provinciale donne dell’Idv, sento il dovere di riaffermare l’importanza delle donne all’interno della struttura politica delle nostre comunità. Il ruolo fondamentale che esse possono ricoprire per la crescita dell’intero sistema sociale.
Un ruolo da protagoniste, e non più da comprimarie. Ma per raggiungere tale obiettivo, occorre che si riattivi quel nesso indispensabile tra legalità e diritti delle donne, quello stretto legame tra norme giuridiche e prassi quotidiana, che una cultura intrisa di “maschilismo” ha più volte spezzato nel corso della nostra storia.
La legalità, quando non sia intesa come un vago principio astratto, ma sia vissuta come l’esercizio concreto di un insieme di diritti, può rappresentare un utile riferimento per un reale cambiamento delle condizioni delle donne italiane.
È da qui che si potrà ricostruire una nuova figura della donna in Italia, così da riportarla al centro del mondo del lavoro, dove i livelli occupazionali femminili sono di molto inferiori alla media europea, e del mondo politico-istituzionale, dove la presenza delle donne è ancora troppo condizionata dal principio delle quote rosa e non collegata alle loro reali capacità di merito.
E poi restituire loro centralità nella sfera sociale, dove le donne assolvono già a compiti insostituibili di welfare e si sobbarcano i costi morali e materiali della vita familiare, e nella sfera culturale, dove la faticosa conquista dell’autonomia è costantemente minacciata da comportamenti violenti, imbevuti di ideologia sessista.
La battaglia per la giustizia e la dignità delle donne non è ancora vinta. Ma ci sono esempi da cui possiamo imparare. Vorrei perciò unirmi a molte delle coordinatrici donne del mio partito e concludere questo mio breve intervento con la dedica della giornata dell’8 marzo a tre donne particolari, Maria Concetta Cacciola, Giuseppina Pesce e Lea Garofalo, tre collaboratrici di giustizia calabresi che hanno avuto il coraggio di sfidare la ‘ndrangheta, fino al punto di denunciare le proprie famiglie. Perché lottare per la giustizia è uno dei modi per riaffermare la propria libertà, difendere i propri diritti, salvaguardare la cultura della legalità, e così tutelare le donne da abusi, violenze, soprusi, discriminazioni”.

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