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Telese Terme: Aceto, polo scolastico un’operazione di verità

Scritto da il 31 gennaio 2011 alle 12:20 e archiviato sotto la voce Attualità, Scuola. Qualsiasi risposta puo´ essere seguita tramite RSS 2.0. Puoi rispondere o tracciare questa voce

Riceviamo e pubblichiamo la seguente nota  di Gianluca Aceto, vicesindaco di Telese Terme. Giuseppe Di Cerbo si autodefinisce «capogruppo di minoranza e non di opposizione». In tale veste ha presentato finora ben tre interrogazioni sul polo scolastico, riscontrate puntualmente nei termini. Probabilmente un capogruppo di minoranza (e non di opposizione) dovrebbe avere a cuore le sorti di un finanziamento di dieci milioni di euro che era stato già stanziato e che, a causa della nuova giunta regionale, è sospeso insieme ad altre centinaia di delibere della precedente amministrazione regionale.
La scelta della giunta Caldoro è stata ampiamente contestata in tutte le sedi, sia con incontri informali che con atti ufficiali. Attualmente la decisione è ancora in mano alle istituzioni democratiche e alla politica e, in tutta sincerità, spero che non dovremo adire le vie legali per impedire un vero e proprio scippo. Lo dico con benevolenza all’ottimo Di Cerbo: ai piani alti una voce unitaria è più forte. Sbraitare pretestuosamente come fa lui, dunque, non aiuta.
Forse Di Cerbo, dopo l’incontro pubblico di fine anno, a cui parteciparono pochissime persone, hala necessità di guadagnare visibilità. Del resto i problemi non gli mancano. Nel Consiglio comunale del 7 dicembre 2010, infatti, quando si discutevano le osservazioni al Piano di Coordinamento provinciale, il consigliere del suo gruppo Vincenzo Fuschini presentò una relazione alternativa alla sua, tanto è vero che ci fu distinzione anche nel voto finale. Su un documento tanto importante dal punto di vista strategico e programmatico, infatti, Di Cerbo, Martucci e Palma votarono contro, mentre Fuschini e Alfano si astennero. Tutto evidente che Di Cerbo cerca di esorcizzare i suoi problemi attaccando a testa bassa.
Do per scontato che Di Cerbo abbia letto le risposte alle sue numerose interrogazioni sul polo scolastico e che ne abbia capito il contenuto. Del resto lui è un imprenditore affermato e capisce di logiche politiche e di interessi economici. Mi par di ricordare che Di Cerbo abbia come socio in affari, comproprietario dell’agenzia di assicurazioni che per un lungo periodo  ha avuto anche le polizze dei mezzi del comune, l’ex vicesindaco Giovanni Caporaso, anch’egli indagato per gli stessi reati che portarono all’arresto di D’Occhio e alla caduta dell’amministrazione, e al quale auguro di dimostrare la sua estraneità ai fatti.
Forse è per questo che il «capogruppo di minoranza e non di opposizione» richiama l’ex molino Capasso & Romano, di cui era (è?) proprietario l’ex sindaco Giuseppe D’Occhio, quello da cui Di Cerbo, «per amore», ha spesso fatto finta di volersi emancipare, ben sapendo di essere stato designato dal ‘sovrano’ caduto in disgrazia e non candidabile perché agli arresti domiciliari. Di Cerbo, insomma, è un delfino poco credibile nella veste di testa autonoma. Perché quel sovrano è ingombrante e oggi, con la sua “accolita di rancorosi”, fatta di piccoli lacchè ma anche di “grandi” imprenditori locali e addirittura nazionali, si aggira corrucciato sui marciapiedi alla ricerca dell’occasione per reimpossessarsi della casa comunale, un bene pubblico per decenni privatizzato e ridotto in poltiglia.
Faccio qui un solo esempio, anche perché nei prossimi mesi avremo altre occasioni. Di Cerbo, si potrebbe pensare, era troppo impegnato a fare impresa per accorgersi di quanto succedeva nella giunta in cui sedeva il suo socio. Talmente bravo come imprenditore, aggiungo io, che il sindaco Giuseppe D’Occhio gli conferì, il 28 marzo 2000, l’incarico di componente del nucleo di valutazione, proprio perché esperto in materia e non per titoli di studio. Si tratta di un organismo importante, perché decide quali funzionari lavorano bene, quali siano i loro carichi di lavoro, quali di essi vadano effettivamente incentivati (con indennità economiche) e quali invece debbano impegnarsi di più l’anno successivo. Ebbene, ho letto le carte e a me non risultano interventi di Di Cerbo che ponessero in evidenza i problemi strutturali che stavano già maturando.
Forse per uno spirito di amore ante litteram, Di Cerbo, pensava che tutti i funzionari andassero indennizzati con € 12.911,00 annui, aggiuntivi allo stipendio, indipendentemente dallo studio e dalla valutazione di merito che a lui spettava. Oltre a questa indennità, detta “di posizione” fu corrisposta, con molta generosità, anche l’indennità di risultato. E così è stato sinora. Ovviamente, se ci sono documenti che agli atti del Comune non ho trovato, sarò ben lieto di ritirare le mie affermazioni. Anche se poi Di Cerbo dovrebbe spiegare come mai non sia stato in grado di farsi ascoltare dal suo socio in affari, nonché vicesindaco, o come mai non abbia rassegnato le dimissioni da un incarico che poi ha svolto, per (giusto) compenso e non «per amore», fino al 2004. È anche grazie a questi atteggiamenti che il comune è andato in sfacelo e la macchina amministrativa è assolutamente inadeguata. Tocca a noi porre rimedio a decenni di lassismo e connivenze accomodanti. Di Cerbo si rassegni: abbiamo ricevuto un mandato difficile ma lo onoreremo fino in fondo. Aspetti solo poche settimane e capirà di cosa sto parlando.

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