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Tutela risorse idriche Regione Campania, Cimitile appoggia l’iniziativa di Zinzi

Scritto da il 25 febbraio 2011 alle 20:55 e archiviato sotto la voce Territorio, Testata. Qualsiasi risposta puo´ essere seguita tramite RSS 2.0. Puoi rispondere o tracciare questa voce

La Provincia di Benevento ha dichiarato di appoggiare senza riserva alcuna l’iniziativa del Presidente della Provincia di Caserta, on. Domenico Zinzi, per la salvaguardia delle risorse idriche della Regione Campania. Per tale ragione dalla Rocca dei Rettori è partita la richiesta alla Regione per la stipula di un ‘Accordo di Programma’ per contrastare l’inquinamento delle falde e dei corpi idrici superficiali della Campania. E’ quanto si legge in una lettera inviata al presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro, dal presidente della Provincia di Benevento, Aniello Cimitile, e dall’assessore provinciale all’Ambiente, Gianluca Aceto.
L’iniziativa del presidente di Terra di Lavoro on. Zinzi di istituire un Tavolo di lavoro congiunto con le Province di Benevento e Avellino per impostare politiche di salvaguardia delle risorse idriche viene giudicata alla Rocca dei Rettori in linea con quella dettata dal ‘Piano di Gestione delle Acque – Distretto Idrografico dell’’Appennino Meridionale’, che pone come obiettivi principali la tutela delle acque e degli ecosistemi afferenti, e garantisce gli usi legittimi delle stesse.
La Provincia sannita non solo condivide tale impostazione, ma sottolinea con forza che la riqualificazione fluviale dipenderà in larga misura dai contenuti dei Piani di Gestione di distretto idrografico e dai relativi programmi di misure, richiesti dalla Direttiva Quadro sulle Acque – 2000/60/CE e ormai giunti alla fase di predisposizione conclusiva.
Tali Piani dovrebbero infatti costituire, a giudizio di Cimitile e Aceto, il principale strumento con cui l’Italia si appresta ad intervenire sui corsi d’acqua allo scopo di migliorarne lo stato ecologico e potrebbero essere un’occasione epocale per una riqualificazione dei corsi d’acqua a scala nazionale.
Nella nota inviata alla Regione Campania e per conoscenza ad Autorità nazionali, regionali e locali, che hanno potestà in materia, nonché alla Deputazione parlamentare e regionale, il presidente e l’assessore della Provincia di Benevento ricordano che l’obiettivo cui stanno lavorando ormai da mesi è un ‘Accordo di Programma’ che riconosca al tema della salvaguardia dei corsi d’acqua ‘una priorità assoluta e strategica’, tanto più che il miglioramento, la tutela e la gestione delle acque sono lo strumento essenziale per garantire il futuro delle produzioni agricole sannite e adeguati standard ambientali, insieme ad una significativa ed efficace riqualificazione. Nella lettera inviata al presidente Caldoro, Cimitile e Aceto ricordano che ‘la situazione dei corsi d’acqua della Provincia di Benevento, a cominciare dai principali fiumi quali Calore, Sabato e Isclero, è allarmante. Tra l’altro è tuttora in vigore un’ordinanza presidenziale che vieta tutti gli attingimenti dai fiumi per scopi irrigui’. Presidente ed assessore ricordano che è stato istituito un Tavolo istituzionale su tale situazione e che lo stesso ha sollecitato di ‘agire sulle cause del fenomeno, dovuto soprattutto alla scarsa, inefficace e inefficiente depurazione degli scarichi urbani’. Tra le iniziative assunte dalla Provincia di Benevento in questo campo sono stati ricordati il piano di azione con l’Autorità di Bacino Liri-Garigliano e Volturno, il Tavolo istituzionale ARPAC e gli incontri con la Provincia di Avellino per sperimentare il contratto del Fiume Ufita. La Provincia di Benevento, nel chiedere alla Regione misure concrete per i fiumi, ha dichiarato di condividere ‘in toto’ le argomentate preoccupazioni espresse dal sindaco di San Giorgio del Sannio, Giorgio Nardone, che ha evidenziato le difficoltà incontrate dai Comuni per intervenire in materia, come ad esempio: la mancanza di risorse, il taglio dei trasferimenti statali, il Patto di stabilità (e quindi minori investimenti e sostanziale impossibilità ad accendere mutui), e la sentenza della Corte Costituzionale n. 335 del 10 ottobre 2010.

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