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Detenute madri e figli minori: la Camera approva la proposta di legge di Boffa

Scritto da il 22 febbraio 2011 alle 12:11 e archiviato sotto la voce Foto, Primo Piano, Sociale. Qualsiasi risposta puo´ essere seguita tramite RSS 2.0. Puoi rispondere o tracciare questa voce

Detenute madri e figli minori: la Camera approva la proposta di legge di Boffa

La Camera dei Deputati ha approvato la proposta di legge, presentata dall’on. Costantino Boffa insieme ad altri parlamentari, inerente le disposizioni a tutela del rapporto tra detenute madri e figli minori. Contestualmente, l’Assemblea ha approvato un ordine del giorno, presentato dallo stesso on. Boffa, con il quale si impegna il Governo a superare la disparità di trattamento tra detenuti in attesa di giudizio e detenuti in espiazione di pena.
Dai dati del Rapporto sulle condizioni di detenzione in Italia, a cura dell’associazione «Antigone», sarebbero 2.385 le donne detenute, 68 delle quali madri, e 70 i bambini di età inferiore ai tre anni reclusi con loro.
Nel nostro ordinamento è già vigente una legge, promossa dall’allora Ministro per le Pari opportunità Anna Finocchiaro, recante misure alternative alla detenzione a tutela del rapporto tra detenute e figli minori. In base al predetto provvedimento tutte le detenute possono chiedere e ottenere la detenzione domiciliare speciale ad alcune condizioni, come quella che non vi sia pericolo di recidiva, condizione che ovviamente mal si adatta a reati connessi all’uso di sostanze stupefacenti e alla prostituzione per i quali sono incriminate la maggior parte delle detenute madri. Inoltre, il provvedimento può applicarsi solo nei confronti di chi è stato condannato con sentenza definitiva e non di chi è ancora in attesa di giudizio. Accade così che molte mamme, in particolare straniere, non avendo un’abitazione dove scontare gli arresti domiciliari, sono costrette a tenere i bimbi in strutture di detenzione fino al compimento dei tre anni.
“In pratica a scontare la pena –dichiara l’on. Costantino Boffa – erano non soltanto le madri ma anche i loro bambini costretti a trascorrere i primi anni della loro vita in un carcere per poi essere trasferiti in un istituto vivendo l’ulteriore trauma della separazione. Una situazione in palese contrasto con la Costituzione che all’art.31 protegge la maternità, l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo. La stessa Convenzione sui diritti dell’infanzia stabilisce che in tutte le decisioni relative ai fanciulli va considerato il superiore interesse del minore”.
Il provvedimento che ora passa all’esame del Senato, prevede tra le altre cose, che “se la persona da sottoporre a custodia cautelare sia donna incinta o madre di prole di età non superiore a sei anni, il giudice può disporre l’invio presso un istituto a custodia attenuata per detenute madri, ove le esigenze cautelari di eccezionale rilevanza lo consentano”. Lo stesso vale per i padri qualora la madre sia deceduta o assolutamente impossibilitata a dare assistenza alla prole.
Inoltre, salvo che nei casi di detenute condannate per alcuni particolari delitti (legati ad esempio alla criminalità organizzata) l’espiazione di almeno un terzo della pena o di almeno quindici anni può avvenire presso un istituto a custodia attenuata per detenute madri ovvero, se non sussiste un concreto pericolo di commissione di ulteriori delitti o di fuga, nella propria abitazione, o in altro luogo di privata dimora, ovvero in luogo di cura, assistenza o accoglienza, al fine di provvedere alla cura e all’assistenza dei figli. Non è esplicitamente prevista quindi in questa fattispecie la questione dei padri così come non si comprende la disparità di trattamento tra detenuti in attesa di giudizio e detenuti in espiazione di pena (da questa discrepanza nasce l’ordine del giorno presentato dall’on. Costantino Boffa).
“Questo provvedimento – dichiara il parlamentare sannita del Pd- nasce dal confronto continuo che molti di noi parlamentari hanno con il mondo delle carceri. Una realtà che sta attraversando difficoltà ed emergenze. I debiti con la giustizia vanno sempre saldati ma ciò deve avvenire nel rispetto della dignità dei detenuti perché, come sancito dalla Costituzione, le pene devono tendere alla rieducazione del condannato e non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità. Né le colpe dei genitori possono essere scontate dai figli, in particolare se si tratta di bambini piccoli. E’ davvero impressionante vedere in diverse carceri bambini di pochi mesi o anni costretti alla reclusione. Un paese civile questa condizione non dovrebbe neanche lontanamente permetterla. Questa legge tende a superare quest’assurdità. Ora, si tratta di realizzare davvero queste case famiglia dove far scontare la pena alle detenute madri. Soprattutto, occorre vigilare perchè non ci sia, anche su questa materia, un paese che corre a velocità diverse. Con un centro-nord in cui si realizzano queste strutture e un centro-sud dove si rimane al medioevo dei diritti delle persone ”.
“Resta drammaticamente aperto – conclude l’on. Costantino Boffa – il problema del sovraffollamento negli istituti di pena che oggi ospitano 68mila detenuti a fronte di una capacità di poco superiore alle 43mila unità. Appare inoltre sempre più necessario procedere con l’incremento, oltre che degli agenti penitenziari, del numero degli operatori sociali e delle professionalità mediche idonee a garantire in ogni carcere l’attuazione del percorso di rieducazione del detenuto, tema sul quale pure ho presentato tempo fa una interrogazione parlamentare al Ministro della Giustizia. Soltanto migliorando le condizioni di vita all’interno degli istituti di pena possiamo sperare, infatti, di arginare il dramma dei continui suicidi che avvengono nelle carceri italiane”.

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