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Istat, in Campania lavori e consumi sempre peggio

Scritto da il 12 novembre 2011 alle 11:17 e archiviato sotto la voce Foto, Testata. Qualsiasi risposta puo´ essere seguita tramite RSS 2.0. Puoi rispondere o tracciare questa voce

Istat, in Campania lavori e consumi sempre peggio

Lavori e consumi vanno sempre peggio nella nostra Regione Campania infatti ha livello di indici economici la Campania che preoccupa molto economisti nazionali di parecchio essendo una tra le regioni più grandi d’Italia, inoltre la Regione Campania secondo i vertici della sede napoletana di Bankitalia «viene dal peggior decennio della sua storia economica dal dopoguerra (con il triennio 2008-2010 epicentro della crisi) e potrebbe chiudere il 2011 con un Pil in territorio ancora negativo: -0,2% rispetto a un sia pur minimo segno positivo dell’intero Mezzogiorno e allo 0,7% di crescita preventivato a livello italiano». La regione in cui le quotazioni delle abitazioni sono in costante diminuzione da cinque trimestri (l’ultimo report dell’Agenzia del territorio indica — paragonando il primo trimestre dell’anno in corso con lo stesso periodo del 2010 — una discesa dei prezzi del 3,7%) e dove le transazioni immobiliari scendono di quasi il 9%. La regione in cui consumi vanno sempre più giù, con le vendite presso gli esercizi commerciali in calo — nel secondo trimestre del 2011 — del doppio rispetto al dato nazionale (-3,8% contro -1,5) e con le immatricolazioni di auto in picchiata del 28,1% (il confronto, stavolta, è tra i primi 9 mesi del 2011 e l’analogo periodo del 2010). Infine c’è da dire che la Regione Campania in cui quasi il 30% delle imprese industriali prefigura un calo di produzione per l’ultimo trimestre dell’anno(dato che nel comparto edilizio cresce fino a sfiorare il 50% delle realtà) e in cui il 28% delle aziende ha deciso in corso d’opera di rivedere al ribasso le spese per investimenti. La regione dove continua a crescere — a differenza di quanto avviene nel resto della Penisola — la quota di prestiti alle imprese con difficoltà di rimborso, dove il credito alle famiglie ha rallentato e — novità che deve far riflettere — i depositi bancari e postali sono in diminuzione. Ma soprattutto, guardando sempre ai contenuti del dossier di aggiornamento congiunturale presentato ieri dal direttore dell’avamposto partenopeo della banca centrale, Giuseppe Boccuzzi e dal capo della divisione Analisi e ricerche Giovanni Iuzzolino, la Campania è un territorio (anzi, il territorio) che non riesce a drenare il crollo del mercato del lavoro. A differenza di quanto registrato nel resto del Paese, infatti, qui si continua a segnalare un calo dell’occupazione — pur se meno intenso rispetto al passato — che prosegue anche nella prima metà del 2011 (va avanti così da ben quindici trimestri consecutivi): «Al Nord gli indicatori sono in crescita dello 0,6%, nel Mezzogiorno dello 0,4, mentre nella nostra regione si scende in territorio negativo (0,4)». Come dire, cifre alla mano: da gennaio a giugno di quest’anno, rispetto alla prima metà del 2010, in Italia il numero dei lavoratori è aumentato di 101mila unità. In Campania il dato è opposto: -12mila. «Un’emergenza sociale che si protrae da troppo tempo e senza precedenti, sicuramente l’espetto peggiore della crisi viste le 400 famiglie sul totale di 1,5 milioni nelle quali non c’è nessuno che ha un impiego. Nuclei dove, peraltro, vivono oltre 220mila minori)». Una situazione che, se possibile, si aggrava prendendo in esame il numero di ore di cassa integrazione — in particolare quella a zero ore e «in deroga», cioé attivata da aziende in grave difficoltà — erogate in Campania da gennaio a settembre. Risultato: per 31mila persone (su 38mila), oggi annoverate ancora sotto la voce «occupati», l’attuale condizione potrebbe essere solo l’anticamera del definitivo licenziamento. In caduta libera, ma qui i dati si fermano al 2009 — confrontati con quelli di inizio dello scorso decennio — è finanche il lavoro nero, in discesa dal 23 al 15% («le produzioni cinesi a basso costo hanno tolto mercato ai nostrani furbetti del sommerso»). “L’ultima mazzata il «credit crunch» “- Un quadro tutt’altro che positivo, quello tracciato sinora. Nel quale si innesterà, come hanno paventato sia Boccuzzi che Iuzzolino, «un pericolo ancora maggiore per l’economia campana: il credit crunch (stretta creditizia), un elemento depressivo da non sottovalutare dato il contesto». Quindi ha questo punto un tavolo istituzionale con tutte le categorie sociali Campane per dare una svolta all’andamento negativo inserendo nuove politiche economiche occupazionali e sociali insomma un tavolo di emergenza regionale che sia in grado di far decollare la Regione Campania ha livello nazionale che internazionale.

di Rino Della Pietra

 

 

 

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