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Rocca, seduta aperta di Consiglio in ricordo delle vittime delle Foibe

Scritto da il 10 febbraio 2011 alle 17:47 e archiviato sotto la voce Primo Piano, Territorio. Qualsiasi risposta puo´ essere seguita tramite RSS 2.0. Puoi rispondere o tracciare questa voce

Stamani, giovedì 10 febbraio, è stata celebrata, nell’Aula consiliare della Rocca dei Rettori di Benevento, la Giornata del Ricordo in memoria delle Vittime delle Foibe nel corso di una seduta ‘aperta’ del Consiglio provinciale, presieduta dal Vice presidente dell’Assemblea Giuseppe Lamparelli.
Proprio Lamparelli ha ricordato, all’inizio della seduta, come il trascorrere degli anni dalla tragedia degli ‘infoibati’, cioè degli italiani massacrati sul confine nord orientale dalle armate del maresciallo Tito al termine della Seconda Guerra Mondiale, non sia stata affatto cancellata dal trascorrere degli anni. ‘A lungo – ha spiegato Lamparelli – di quella atroce vicenda è stato taciuto per ragioni politiche, ma poi l’orrore della scoperta, che molti di noi hanno fatto tardivamente, ha avuto il sopravvento e ci ha reso edotti di questa che definiamo l’ennesima tragedia di un periodo terribile non solo per il nostro Paese ma per il mondo. Il Consiglio provinciale di Benevento ritiene doveroso ricordare questo evento giacché – ha concluso Lamparelli – parlarne serve ad evitare che si ripetano tragedie come queste’.
Il prefetto di Benevento, Michele Mazza, intervenendo nei lavori, ha ripercorso le tappe che hanno portato il Legislatore ad istituire due distinte Giornate per ricordare la vicenda delle Foibe e quella della Shoah affinché si accresca la sensibilità collettiva rispetto ai temi del rispetto della dignità della persona, senza alcuna distinzione riguardo alla razza, alla religione, alla condizione sociale, così come espressamente previsto nella Costituzione della repubblica italiana.
La dott.ssa Patrizia Rosa, in rappresentanza del procuratore della repubblica di Benevento, ha espresso la convinzione che le grandi tragedie dell’Umanità derivino principalmente dall’aggressione alla diversità e dalla mancanza di rispetto verso gli altri, specie se più deboli. Lo sforzo che il popolo italiano e che l’Europa deve compiere è quello di coltivare invece una cultura della tolleranza.
Il Presidente della Provincia, Aniello Cimitile, ha sottolineato che le Giornate della Memoria e del Ricordo hanno un senso perché esse costituiscono quasi il passaggio di una testimonianza e di un insegnamento alle più giovani generazioni. Il secolo scorso, ha detto Cimitile, ha regalato al nostro Paese e all’Europa la democrazia, ma in quello stesso secolo questa conquista è scaturita dopo che per anni era stato smarrito, nel cuore steso del Continente, il buon senso, la ragione e le fondamenta della civiltà. Non è pensabile far tacere gli affetti e le emozioni che fatti atroci quali la Shoah o le Foibe suscitano nella coscienza e nella sensibilità dell’uomo moderno che rifiuta la violenza e la intolleranza, siano esse legate a ragioni politiche, ideologiche o religiose o razziali. La congiura del silenzio accompagnatasi al maltrattamento degli istriani è stata una circostanza drammatica, ha continuato Cimitile, per una serie di ragioni di ‘real politik’. Il Maresciallo Tito vero e proprio ‘padrone’ della Yugoslavia comunista era tuttavia, ha ricordato Cimitile, un elemento dissonante rispetto alla stessa URSS, tanto che divenne il leader dei ‘Paesi non allineati’. Faceva dunque comodo un elemento di disturbo all’egemonia sovietica: per tale motivo principale per i crimini contro l’Umanità da lui ordinati non fu mai istituito un Tribunale internazionale. Il silenzio della sinistra italiana e del PCI in particolare, ha poi affermato Cimitile, che ha ricordato essere proprio quella la sua matrice ideologica, andava in una straordinaria e cocente contraddizione: infatti, in Yugoslavia, in Istria e Dalmazia, si erano rifugiati anche i comunisti, pagando poi con la vita, per opera dei comunisti titini, la loro nazionalità italiana. Tuttavia, per spiegare le Foibe non va dimenticata la responsabilità del Fascismo che negli anni del Ventennio usò il pugno di ferro contro le altre etnie presenti in quell’area geografica. Dunque, sia a destra che a sinistra in Italia, negli anni del dopoguerra, si venne a creare – ha detto Cimitile – una situazione di grande imbarazzo e di grande confusione che determinò l’accantonamento del problema degli istriani. Cimitile ha sottolineato con disappunto che Bologna fischiò la bara del patriota italiano-istriano Nazario Sauro che alcuni suoi parenti sfollati si portavano dietro insieme ad altri pochi averi. Il presidente, ricordati i nomi di alcuni martiri italiani delle Foibe, ha auspicato che, finita ormai da un pezzo la Guerra Fredda, si possa creare la situazione ideale affinché il silenzio di tanti decenni sulle Foibe venga cancellato e il diritto alla vita e alla sacralità dei diritti umani, ben sanciti nella Carta dell’Unione Europea, sia finalmente patrimonio indiscusso di tutti. Nulla può giustificare la violenza ai danni di un altro uomo – ha concluso il presidente della provincia di Benevento.
Nel prosieguo dei lavori dell’Assemblea, il responsabile dell’Ufficio Stampa della Provincia ha quindi letto in Aula un messaggio ed una testimonianza diretta delle persecuzioni ai danni degli italiani del Nord-est fatto pervenire da Anna Maria Mori, giornalista e scrittrice, nata a Pola nel 1936. Il messaggio è stato consegnato al Consiglio provinciale grazie alla sollecitazione inviata alla Mori dalla giornalista sannita Enza Nunziato, che l’aveva invitata, qualche tempo fa, a Benevento per presentare il suo libro ‘Nata in Istria’, dedicata appunto alla tragedia delle Foibe.
E’ quindi intervenuto il Consigliere provinciale Luca Ricciardi, il quale ha sottolineato come ancora oggi non siano ben chiare le motivazioni di quella pulizia etnica, che tale fu perché essa era rivolta soprattutto alla matrice italiana (e non alla matrice fascista) di tanti uomini e donne che abitavano nelle città e nei paesini dell’Istria e Dalmazia che avevano nomi e cultura italiani. Ricciardi ha quindi ricordato il dramma dei 350mila italiani, non fascisti, che però furono accusati di essere tali e furono respinti in molti scali ferroviari della nostra penisola: una diaspora di cui nessuno ha sentito parlare per anni anche perché non c’è un censimento sulle vittime. Ricciardi ha quindi chiesto che il presidente della Repubblica revochi al maresciallo Tito le onorificenze di cui è stato insignito al fine di conciliare il nostro Paese con la memoria.
Il Vice presidente della Provincia, Antonio Barbieri, ha testimoniato della fortissima emozione che provò da deputato allorché la Camera dei Deputati votò a favore della istituzione delle legge sul Ricordo. Barbieri ha anche sottolineato l’opera del presidente della Camera, Luciano Violante, che per primo fece atto di pubblica ammenda nell’ambito della cultura politica di sinistra rispetto alla tragedia delle Foibe. La legge sul Ricordo- ha concluso Barbieri – vuole soprattutto rinsaldare nella collettività nazionale il valore della solidarietà alla persona.
Ai lavori del Consiglio ha assistito una scolaresca del Liceo Classico ‘Pietro Giannone’ di Benevento, guidata dal prof. Donato Faiella.

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