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direttore Antonio De Cristofaro

Lipu, il Parco di Cellarulo allagato da una piena del Calore.

Scritto da il 7 marzo 2011 alle 19:09 e archiviato sotto la voce Primo Piano, Territorio. Qualsiasi risposta puo´ essere seguita tramite RSS 2.0. Puoi rispondere o tracciare questa voce

Nella notte tra sabato e domenica scorsi il fiume Calore ha allagato ancora una volta il Parco Archeologico e del Verde di Cellarulo a Benevento. Questo ennesimo evento di piena, che ha sommerso le strutture del Parco, dimostra quanto sia inadatta quella zona ad ospitare opere articolate con impianti di illuminazione e di irrigazione e fa riflettere su un tipo di fruibilità dell’area diversa da come è stata sino ad ora concepita.
Il fiume Calore ha ancora una volta dimostrato che, in occasione di precipitazioni piovose consistenti e continue, necessita dei suoi spazi di esondazione. Il Parco Archeologico e del Verde di Cellarulo, realizzato al posto di una strada comunale dismessa, ricade proprio in questi ambiti territoriali oggetto di inondazione del corso d’acqua.
L’errore primigenio fu fatto quando Pietrantonio era sindaco di Benevento, ossia quando quel governo della Città approvò la realizzazione dell’asse interquartiere ovest, una strada comunale di collegamento tra il Rione Ferrovia e il Rione Libertà, il cui tracciato è stato più volte modificato per tentare di evitare la zona archeologica ubicata dietro la Basilica della Madonna delle Grazie. Quindi si arrivò a prevedere il transito della strada a pochi passi dal fiume Calore, in trincea, ossia sottoposta di alcuni metri rispetto al piano di campagna. Successivamente anche quel tratto fu interessato da ritrovamenti archeologici molto importanti ed un comitato di cittadini, conosciuto con il nome di “Giù le mani”, si occupò di fermare quello scempio all’ambiente e alla storia di Benevento.
In seguito furono fatti altri errori, prima provando ad ipotizzare una variante di quella “sciagurata” strada, con un viadotto sulla riva fiume, e successivamente a non prevederne lo smantellamento, ma il riutilizzo (anche se solo pedonale).
La LIPU evidenzia – come ha fatto molte volte in questi ultimi 9 anni con escursioni, mostre, manifestazioni, pubblicazioni – che l’area di Cellarulo è una interessantissima area fluviale posta tra il fiume Calore e il fiume Sabato. Questa penisola fluviale oltre ad avere peculiarità archeologiche conserva aspetti naturalistici di primo piano per la presenza di un bosco igrofilo e di un’ansa fluviale inondabile nella quale trovano rifugio molti animali acquatici e non solo, dagli eleganti aironi (di diverse specie) alle graziose gallinelle d’acqua o ai rapidi piro piro piccoli, così come si possono avvistare o sentire le maestose poiane (uccelli della stessa famiglia delle aquile) e i picchi rossi maggiori e i picchi verdi, oltre a numerose specie di passeriformi. Si fa notare a questo proposito che la Provincia di Benevento ha ritenuto interessante dal punto di vista naturalistico questa zona tanto da includerla nell’Oasi di protezione della fauna denominata “Zone Umide Beneventane”.
La LIPU ritiene pertanto che la fruibilità di Cellarulo necessariamente non può non tenere conto delle peculiarità naturalistiche e geo-morfologiche di quest’area fluviale e chiede che tutte le progettazioni d’ora in avanti siano improntate su interventi di rinaturazione con azioni di valorizzazione del territorio eco-compatibili.
Purtroppo in gran parte del mondo politico e dei tecnici locali non c’è una vera cultura del fiume, in pratica non si conoscono i corsi d’acqua delle nostre zone e spesso i progetti proposti o realizzati, piuttosto che rispettarne le peculiarità, imitano altre realtà prendendo a modello, ad esempio, i grandi fiumi europei di pianura che hanno una portata d’acqua molto più consistente e costante di quelli nostrani, che invece sono caratterizzati da un regime fortemente torrentizio.

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