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Molinara,’ Langobardia Minor e noce magico’: il resoconto del convegno

Scritto da il 4 aprile 2011 alle 17:11 e archiviato sotto la voce Foto, Territorio. Qualsiasi risposta puo´ essere seguita tramite RSS 2.0. Puoi rispondere o tracciare questa voce

Molinara,’ Langobardia Minor e noce magico’: il resoconto del convegno

Langobardia Minor e noce magico è il titolo di un interessante ed affollato convegno svoltosi ieri sera (3 aprile) al palazzo Ionni di Molinara.
Da tanto tempo, anche nel capoluogo, non sentivamo parlare nello specifico di tale tematica. Anni fa a Benevento si parlò di allestire una grandiosa mostra sulla Langobardia Minor, poi, per qualche misterioso motivo, non se ne fece più nulla.
Ha introdotto i lavori l’animatrice di queste serate culturali, Cristina Addabbo, che ha parlato della fine dell’Impero Romano e delle successive invasioni barbariche. Ha relazionato il professor Biagio Osvaldo Severini, il quale, con l’ausilio di slide, ha illustrato gli aspetti culturali, economici, sociali ed architettonici del ducato di Benevento.
Pare che il nome Longobardi significhi “uomini dalla lunga barba” (quella portata dal ceto dirigente) oppure, nella versione meno accreditata, “uomini dalle lunghe lance”.
Spinti dalla ricerca di nuove terre i Longobardi, insieme anche a molti altri popoli barbari, invasero l’Italia nel sesto secolo dopo Cristo, attirati dalla propaganda che gli stessi romani avevano fatto di questo suolo felice.
La Langobardia Maior, con Pavia capitale, ha vita breve, in quanto nell’ottavo secolo d.C. l’ultimo re, Desiderio, viene spodestato da Carlo Magno, re dei Franchi, che si autopraclama rex Francorum et Langobardorum.
La Langobardia Minor, con capitale Benevento, ha invece vita più lunga, in quanto dura dal 571 al 1076. Il primo duca di Benevento è Zottone (571-591), che si allontana da re Alboino. Il successore, Arechi I (591-641) fa ricostruire le mura cittadine distrutte da Totila, re degli Ostrogoti. Alla cinta muraria da lui ricostruita se ne aggiunge poi un’altra, in zona romana, voluta da Arechi II (758-787), il più grande dei duchi longobardi, autoproclamatosi principe dei Longobardi e dei Sanniti. Il suo castello si trovava a piazza Piano di Corte (luogo longobardo per eccellenza insieme al Trescene) ed era collegato alla chiesa di Santa Sofia e di San Salvatore.
Severini è poi passato ad illustrare i luoghi della Benevento longobarda.
Come ha spiegato, il nome “Trescene” deriva dal tedesco dreschen, che significa “trebbiare“. Qui infatti veniva trebbiato il grano, operazione per la quale i Longobardi introdussero l’uso dei cavalli. Piazza Vari, detta anche Piazza Arechi II, ricordata da Severini per la sua struttra radiocentrica. Ancora via Annunziata, con la sua rampa verso Porta Rufina. E poi Piazza Piano di Corte, sopra citata.
Disseminati sul territorio sannita sono vari castelli longobardi. Sicuramente tali sono quelli di: Airola, Apice, Buonalbergo, Cusano Mutri, Morcone, Pontelandolfo, Reino, Limata, Tocco Caudio, Torrecuso. Di probabile origine longobarda sono molti altri della nostra provincia.
Per quanto riguarda l’aspetto religioso, Severini si è soffermato sulle figure di Sicone (817-832) e Sicardo (832-839). Il primo perché trasferì a Benevento le spoglie di San Gennaro che era sepolto in Napoli. Il secondo in quanto trasferì il corpo dell’apostolo San Bartolomeo dall’isola di Lipari a Benevento.
Vi sono anche varie chiese longobarde nel nostro Sannio. Nella sola città di Benevento: chiesa dei Santi Quaranta, Sant’Ilario, San Giuseppe a Caballum, Sant’Artelaide (che era la nipote di Narsete, generale dei Bizantini), SS. Salvatore (dietro il palazzo del Governo) e Madonna della Libera (non più esistente). Severini ha anche parlato della chiesa di Santa Sofia e sul suo aspetto originario, sempre con l’ausilio di immagini.
E’ stata ricordata anche la battaglia del 663 nella quale i Saraceni furono sconfitti a Siponto (l’attuale Manfredonia) e tale vittoria fu dai Longobardi attribuita all’intervento di San Michele Arcangelo. Ecco perché su alcune monete longobarde si trova la figura stilizzata del santo.
I Longobardi diedero il loro contributo alla scultura, all’oreficeria, alla pittura. La scrittura beneventana, inoltre, è stata a lungo oggetto di studio da parte della paleografa statunitense Virginia Brown, morta nel 2009.
Al termine del convegno il professor Severini si è soffermato sulla figura del vescovo Barbato e sulla leggenda del noce delle streghe di Benevento.
Il convegno si è svolto in collaborazione con l’associazione Molinara Croassroad. Prossimamente ci sarà un altro incontro proprio sulla storia di Molinara.

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