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A Raviscania la presentazione del libro ‘Terra Laboris felix terra’

Scritto da il 3 giugno 2011 alle 11:01 e archiviato sotto la voce Territorio. Qualsiasi risposta puo´ essere seguita tramite RSS 2.0. Puoi rispondere o tracciare questa voce

Da sabato 28 maggio è in corso la Peregrinatio Celestiniana in Terra di Lavoro, cioè la traslazione del corpo di S. Pietro Celestino (già papa Celestino V). Le spoglie mortali del santo sono state esposte alla venerazione dei fedeli in Sant’ Angelo di Alife e, da ieri, in Raviscanina a memoria del fatto che, secondo recenti studi, il santo nacque nel 1209 nel Castrum S. Angeli de Ravecanina di cui i due comuni attuali hanno ereditato il territorio.

Per l’occasione, il Centro Studi sul Medioevo di Terra di Lavoro, presenta sabato 4 giugno alle ore 10, in Raviscanina, auditorium “Gaudium et spes” il volume “Terra Laboris felix terra”: consta di oltre 500 pagine di saggi di studiosi di rilievo per il Medioevo meridionale (vedi allegato invito). Nel convegno di presentazione interverranno la prof.ssa Biamcamaria Valeri (Presidente del Centro Internazionale di Studi di Fermentino), don Alberto Coratti e don Igino Vona (monaci cistercensi di Casamari), il Vescovo di Alife – Caiazzo, S.E. mons. Valentino Di Cerbo, il presidente della Banca Capasso Antonio spa, prof. Marcellino Diana (sponsor del volume), le maestre d’arte Laura Niola e Daniela Morante autrici col prof. Giuseppe Ciolli della medaglia di bronzo commemorativa della peregrinatio celestiniana) e gli autori dei contributi pubblicati. Al termine dei lavori, ore 12.30, elementi del Gruppo Vocale e Strumentale “Ave Gratia Plena” eseguiranno un breve intervento di musica medievale, con strumenti antichi, dal titolo “Devozione e liturgia al tempo di Celestino”. A fianco a brani celebri del repertorio italiano del periodo, saranno presentati, in prima moderna assoluta, alcuni brani del proprium dell’Ufficio di S. Pietro Celestino, ritrovati pochi giorni or sono da Pietro Di Lorenzo e di cui è in corso lo studio.

Il volume “Terra Laboris felix terra” trae il titolo dalla bolla di canonizzazione che proclama beata la Terra di Lavoro per aver dati i natali al Santo e pubblica gli atti della Prime, Seconde e Terze Giornate Celestiniane celebrate, rispettivamente nel 2007 (Raviscanina), nel 2009 (Pietravairano, Vairano Patenora, Raviscanina) e nel 2010 (Isernia, col patrocinio dell’Università del Molise e della diocesi di Isernia-Venafro).

Le Giornate Celestiniane hanno fatto seguito alla pubblicazione, a cura del Centro Studi per il Medioevo di Terra di Lavoro, di due volumi dedicati al santo del “Gran Rifiuto” dantesco, stampati nel 2005. Il primo, “Il Segreto di Celestino V”, a cura di Domenico Caiazza, analizza le fonti relative alle origini, alla condizione sociale ed alla formazione spirituale del Santo: era noto con certezza che in gioventù, prima di ritirarsi negli eremi d’Abruzzo, Celestino V era stato monaco benedettino ma si ignoravano luogo di nascita, abbazia di noviziato e professione. Alla luce della bolla di canonizzazione e delle fonti documentarie più antiche (che lo dicevano nato nel Reame di Napoli nel castello di Sant’Angelo), le ricerche di Caiazza portavano ad individuare nel castrum Sancti Angeli de Ravecanina, (oggi Sant’Angelo vecchio, suggestivo borgo in rovina tra Sant’Angelo d’ Alife e Raviscvaninna) il luogo di nascita del Santo. Il racconto delle visioni del Santo (che sognava monaci in veste candida e quindi cistercensi), il fatto che egli si recò eremita nella grotta un tempo abitata da un cistercense, e la prova che la regola del suo ordine “I Poveri Frati dello Spirito Santo” poi detti Celestini) era di impronta cistercense, con tratti francescani e pauperistici, ha indotto Caiazza ad ipotizzare che San Pietro Celestino avesse vestito l’abito cistercense nell‘Abbazia di Santa Maria della Ferrara, sita a mezza strada tra Sant’Angelo di Ravecanina e Vairano Patenora. Oltre che per la prossimità e per essere questa la prima abbazia cistercense nel Regno di Napoli, in questa abbazia, infatti, prevaleva una spiritualità di forte fortemente influenzata dalle tesi di Gioacchino da Fiore, con particolare devozione allo Spirito Santo. Lo prova il fatto che l’abbazia della Ferrara, in violazione delle norme cistercensi, dedicò le sue dipendenze allo Spirito santo e invece che alla Madonna. Ancora oggi la scala che porta alla cappella dov’è la tomba di Malgerio Sorel (feudatario normanno che si fece monaco e donò i feudi all’abbazia) è detta dello Spirito Santo; nell’affresco che riproduce le esequie di Sorel, Caiazza ha rinvenuto un ritratto (realistico) a figura intera del Santo.

Il successivo volume , sempre del 2005 e a cura di Domenico Caiazza, intitolato “Terra di Lavoro Terra di Santi” trattava di eremiti e monachesimo cenobita in Terra di Lavoro e accoglieva gli atti del convegno celebrato a margine della presentazione del precedente volume.

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