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Cives, si è svolto il settimo appuntamento

Scritto da il 1 febbraio 2011 alle 15:56 e archiviato sotto la voce Attualità, Società. Qualsiasi risposta puo´ essere seguita tramite RSS 2.0. Puoi rispondere o tracciare questa voce

Una riflessione sulle nuove forme di e-democracy a cura di Carlo Tesauro ha chiuso giovedì scorso il ciclo degli appuntamenti CIVES di gennaio sono stati chiusi. Nella sala del Centro di Cultura a piazza Orsini, Carlo Tesauro – informatico, Primo Ricercatore presso l’Istituto di Biologia Agro ambientale e Forestale (già Istituto per la Pianificazione e gestione del territorio) del CNR di Napoli – ha discusso di Nuove forme di e – democracy. “Il laboratorio CIVES prova, nel suo piccolo, a sperimentare l’efficacia degli strumenti di democrazia elettronica attraverso il sito e la diretta web delle lezioni – ha esordito Ettore Rossi, direttore dell’Ufficio per i Problemi Sociali e il lavoro della Diocesi di Benevento, nell’introdurre l’incontro – E’ un modo per stimolare l’attenzione non solo dei partecipanti, ma anche di una platea più vasta di persone ai temi sociali e politici”. Tesauro ha distinto nettamente due approcci rispetto alla e-democracy, uno italiano e un altro anglosassone. “ La e-democracy – ha affermato – si presta a diverse interpretazioni. L’approccio italiano la definisce come una forma di democrazia diretta nella quale, nelle consultazioni popolari, vengono utilizzate le tecnologie dell’informazione e della comunicazione. La definizione inglese di e – democracy è sostanzialmente diversa: esprime l’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, ma soprattutto l’uso delle tecnologie e delle strategie della comunicazione per le attività politiche e di governo. L’approccio italiano mette al centro il cittadino che, cambiando strumento, resta attore della vita democratica. L’approccio anglosassone della e-democracy pone invece al centro il politico”. “Secondo gli politici per spiegare il proprio comportamento ai cittadini, per fare campagna elettorale, per propagandare idee e concetti affinché possa crearsi consenso che generi supporto economico alla causa. Per gli italiani, la e-democracy è uno strumento di sondaggio, di coinvolgimento diretto del cittadino nella maturazione di determinati processi decisionali”. Il punto di incontro tra le due versioni è il contatto tra politico e cittadino; la e-democracy è uno strumento innovativo per fare attività tradizionali. Ma se per gli inglesi ha soprattutto una finalità informativa, secondo gli italiani la serve per il dialogo e la consultazione. In entrambi i casi gli strumenti che possono essere utilizzati sono quelli propri dell’ambiente internet: mailing list, posta elettronica, siti web, blog, forum e chat.  “Con questi strumenti – ha sottolineato Tesauro – si fa attività informativa a costi ridotti. Il rovescio della medaglia – ha poi continuato – è rintracciabile negli analfabeti digitali che, per scelta o incapacità, non impareranno mai ad utilizzare queste nuove tecnologie ma, non per questo, possono essere esclusi dalla vita democratica”. “Il suggerimento principale – ha proseguito l’informatico – è di usare l’e-democracy con estrema cautela. Chiedere ai cittadini pareri su argomenti che richiederebbero competenze evolute e molto particolari è un rischio (come ad esempio scelte di urbanistica locale); è importante, invece, utilizzare la e-democracy per la diffusione dell’informazione non mediata”. “Se non possiamo pretendere – ha chiosato il ricercatore – che tutti diventino cittadini digitali per passare alla e-democracy completa, è auspicabile che lo diventino almeno tutte le amministrazioni”.

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