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Coldiretti: contraffazione alimentare, come tutelare le produzioni di qualità

Scritto da il 26 novembre 2010 alle 14:49 e archiviato sotto la voce Attualità. Qualsiasi risposta puo´ essere seguita tramite RSS 2.0. Puoi rispondere o tracciare questa voce

Nell’ambito del progetto “Laboratorio delle idee e dei brevetti”, promosso dalla Camera di Commercio di Benevento, questa mattina, presso la sede di Coldiretti Benevento, è stato affrontato il tema: “La contraffazione alimentare: come tutelare le produzioni di qualità” con la relazione di Elio De Tullio della De Tullio & Partners – Intellectual Property Attorneys. Nell’introdurre i lavori il direttore della Coldiretti sannita Luigi Auriemma ha detto: “Trattiamo oggi un tema particolarmente caro a Coldiretti. Le imprese agricole e in generale tutta l’agricoltura italiana vive un momento difficile, un momento in cui i redditi alle imprese progressivamente si stanno riducendo. Il paradosso è che sul mercato internazionale il nostro Made in Italy agroalimentare continua a progredire, continua ad avere un grosso appeal non soltanto in ambito comunitario ma anche extra comunitario e a fronte di questa crescente domanda dei nostri prodotti c’è molto falso, ci sono molte frodi. Ci sono esempi eclatanti come il falso pomodoro cinese venduto come marchio italiano, il Parmesan che fa riferimento ad un noto marchio il Parmiggiano Reggiano che è completamente falso. Questi sono alcuni degli esempi che noi vogliamo portare alla ribalta per combatterli”. “Il miglior modo oggi per tutelare le produzioni agroalimentari e per collegare una qualità dei prodotti a un territorio ed a un marchio – ha spiegato Elio De Tullio – è la registrazione di un marchio individuale o collettivo oppure l’ottenimento di una certificazione come una denominazione d’origine o una indicazione geografica. Il marchio individuale – ha aggiunto – resta il migliore strumento ad appannaggio delle piccole e medie imprese che vogliono contraddistinguere i propri prodotti sui mercati nazionali ed internazionali. Il marchio collettivo serve ad identificare i marchi che accomunano prodotti realizzati da più imprese nella forma dell’associazione o del consorzio ed hanno determinati standard di qualità. Le certificazioni invece come Denominazione d’origine ed Indicazione geografiche consentono anche il riconoscimento di una certificazione a livello italiano ed europeo e dei controlli da parte del Ministero delle Politiche Agricole e della Commissione europea sull’effettivo rispetto delle normative previste nei disciplinari. Tutti questi strumenti sono gli strumenti per ottenere dei diritti di esclusiva sul marchio per rilanciare e promuovere il territorio attraverso questi marchi e per promuovere e commercializzare i prodotti a livello internazionale”. “Per contraffazione di prodotti agroalimentari – ha proseguito De Tullio – si può intendere la commercializzazione di prodotti recanti, senza autorizzazione, il marchio (o altro distintivo) di un’altra impresa oppure la commercializzazione di prodotti recanti indicazioni di provenienza false o mendaci”. De Tullio si è poi soffermato su alcuni dei più eclatanti casi di contraffazione alimentare come l’olio Bertolli, il caso Gorgonzola, l’olio proveniente dalla Tunisia non trascurando le contraffazioni che avvengono su internet. “Questi fenomeni – ha spiegato De Tullio – rientrano nell’Italian Sounding cioè dare una immagine italiana ad un prodotto che non è italiano. Il valore dei prodotti che richiamano l’Italian Sounding è di 60 miliardi di euro, di questi 24 miliardi sono concentrati nel mercato nordamericano, a fronte di un’export di prodotti alimentari italiani dell’ordine di 3 miliardi di euro. Altri 26 miliardi sono concentrati nel mercato europeo, nonostante le normative europee sull’origine dei prodotti”. Ed infine come contrastare la contraffazione alimentare. Secondo Elio De Tullio “le piccole e medie imprese devono imparare a fare tutte le verifiche per utilizzare in maniera esclusiva i propri marchi siano essi marchi individuali o collettivi in maniera tale da tutelarsi sui mercati internazionali. Per le imprese sotto il profilo privato la prima regola è proteggere i propri marchi. Da un punto di vista politico istituzionale l’Italia già sta facendo tanto sul settore agroalimentare, sta chiudendo accordi di libero scambio. Ci sono dunque due livelli: uno privato in cui le imprese, i consorzi e le associazioni possono organizzarsi autonomamente ed un livello istituzionale che viene portato egregiamente avanti dalle istituzioni italiane impegnate su questo tema primo tra tutti il Ministero delle Politiche Agricole ed il Ministero dello Sviluppo Economico che in collaborazione con l’Unione Europea portano avanti questi discorsi a livello internazionale”.

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